“Muori per me” di Elisabetta Cametti” Piemme. A cura di Alessandra Micheli

Sono stata fortunata ad aver avuto il privilegio di leggere il nuovo libro di Elisabetta Cametti.

E quindi per prima cosa ringrazio di vero cuore il suo ufficio stampa e lei stessa.

Grazie.

Perché sono questi i testi che mettono alla prova non tanto la mia capacità di parlarne o di scriverne ma la mia stessa anima e i valori che sostengono questa cangiante essenza.

E se l’anima è multiforme e sfaccettata, cosi evanescente e refrattaria a ogni definizione, i valori quelli no.

Devono essere saldi, stabili, forti e coriacei.

Tanto da sopravvivere in un mondo a tal guisa, cosi apparentemente ricco di opportunità da sembrare quasi un adorabile e accattivante mentore.

Ma che è in realtà crudele e famelico, assetato di energie e di gioventù e di sogni.

Da quello ci dovremmo proteggere.

E invece siamo come neonati fiduciosi verso la mano adulta che ci accarezza, non potendo notare che al posto di unghie curate si nascondono artigli.

La Cametti lo sa.

Conosce ogni insidia e ogni sfaccettatura di quel sistema che oggi sembra dominarci.

Social, blogger, selfie, stories.

Tutto sembra regalarci attimi di pura beatitudine togliendoci dall’angolo buio in cui qualcuno o noi stessi ci ha relegato.

Avete presente la scena clou di Dirty dancing?

Baby, la innocente protagonista, è messa in un angolo buio di una immensa sala. E’ bellissima, passionale e piena di sogni.

Ma la società impersonata dal padre, non lo comprende.

Ha bisogno che sia gestibile, e manipolabile.

Poi arriva lui, il bello e sfavillante della situazione che la prende e la porta la centro del palco.

Tra grida di ammirazioni e applausi lei volteggia felice, nutrendosi di tutto quel consenso.

Lei invisibile, lei cosi fragile, grazie la clamore inizia ad esistere.

E’ una scena amata da ognuno, immortalata in un film che fa riprendere a noi donne il posto al centro del palco che ci aspetta, facendo qualcosa di “sconveniente” come le danze, quel corpo che si muove.

Eppure…

Oggi il ballerino che ci prende per umano non ha il viso angelico e dolce di Swaiye.

Ma ha il pelo blu della barba, simile alla fiaba di Barbablu.

Oh non fraintendetemi.

E’ elegante, bellissimo, e sensuale.

Promette successo, promette di essere, di divenire persona, attraverso l’inserimento in un sistema fatto di shooting e di post, di foto e di sorrisi di plastica.

Promette di essere al centro del palco.

Chiede in cambio però solo la nostra anima.

Che sia business, che sia un amore malato, la donna è cosi usata da qualcuno per i propri interessi.

Un vizio o la gioia semplice di dominare, di infliggere sofferenza per poterne godere e sentirsi onnipotenti.

Perché oggi si diventa non più persone ma personaggi con un click o con le mani che stringono cuori e illusioni.

E le spremono, per far colare sulle bocche crudeli, quel sangue che è vita per loro e morte per chi lo perde.

Oggi la cronaca è piena di storia tragiche, per nulla dissimili a quella raccontata in muori per me.

Storie che ripetono la favola orrore di cappuccetto rosso.

Solo che non c’è il cacciatore che le libera da quella pancia.

Solo non esiste chi come la meravigliosa protagonista di un libro che non vi svelo, ma che dovete leggere, cerca di sistemare un po’ le crepe che trova lungo il suo percorso di vita.

Riempite di odio, trasgressione, violenza.

Crudeltà e vuoto.

Qua troverete donne sacrificate sull’altare del narcisismo.

Ma anche donne che quell’altare lo vogliono rompere.

Distruggere, ridurre e pezzi.

Troverete chi invece del clamore del palco, sceglie il silenzio, che depura la mente e rilassa gli occhi.

Lacrime e mostri.

Ma anche se stavolta nessuno può redimersi, perché chi sceglie di cadere nell’abisso non può redimersi, troverete anche la speranza.

Che è la forza delle donne, quella di far nascere un fiore anche tra laghi di sangue, tra sogni spezzati, tra vita sacrificate per un dio che non esiste, perché creato a nostro uso e consumo da qualcuno assiso sul trono.
E’ stato un onore leggere Muori per me.

Ed è un onore omaggiarlo di queste mie, seppur misere parole.

E se lo leggerete, se avrete il coraggio, ne uscirete cambiate.

Ferite forse da tanta, troppa realtà, ma più che mai, decise a dire no.

E quel no, che è la vera redenzione portata avanti da una meravigliosa Cametti.

Mi avevi già conquistata con la trilogia di Katherine.

Ma qua, non hai conquistato solo la mia fantasia.

Ma le mie ossa, il mio sangue e la mia anima.

Ci si mangia il cuore a volte

Per resistere.

Ma poi vivi e dai

E ti accorgi che

Non è tempo più

Di bandiere appese…

E si cambia sai…

Vecchioni

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