“Maria. Nata per la libertà” di Amalia Frontali, NUA edizoni. A cura di Patrizia Baglioni

Cara Maria,

ho appena terminato di leggere la tua storia e l’urgenza di scriverti è troppa.

Eri una donna diretta e pratica, proverò ad esserlo anche io. Ti dico la verità, mi sei subito stata simpatica, da quando ti ho vista aggrappata a quel cornicione della finestra dell’Ospedale Nicaragua, mentre scappavi dai nazisti.

La seconda guerra mondiale non ha lasciato molta scelta a chi come te ci si è trovato in mezzo, ma tu non potevi fare altrimenti, eri un infermiera e curare i malati era tuo dovere, anche se erano partigiani.

Sapevi di correre un rischio, ma quello tu eri brava a fare e quando in ospedale non potevi più lavorare, perché ricercata, sei andata dove c’era bisogno di te, al centro della guerra, tra i Leoni della Valgrande.

Guardo una tua foto mentre scali una montagna, no, hai ragione quell’ambiente non sembra adatto a te robusta e un pò maldestra.

Eppure tra quei monti tutti ti hanno accolta con calore.

Due cose ho capito di te Maria, che sei stata coraggiosa e incredibilmente intelligente.

Per questo non ti sei scoraggiata quando sei entrata in baracche sporche e in disordine e quando ti sei resa conto che ciò che avevi a disposizione per curare i feriti era troppo poco, quasi niente.

Con la determinazione dei veri combattenti, hai reagito, ti sei organizzata e la tua dedizione insieme alla tua voce calma hanno fatto il resto.

Unica donna in un accampamento di uomini hai guadagnato giorno dopo giorno il loro rispetto, senza prendere mai in mano un’arma hai affrontato la tua guerra.

I tuoi compagni sono diventati tanti fratelli e ogni giorno rassicuravi le loro madri che li avresti sempre tenuti d’occhio.

Ma la guerra è infida e tu che la morte la conoscevi come una dama bianca gentile, ti sei trovata davanti allo strazio e al terrore delle esecuzioni, delle vendette e delle razzie.

La violenza ti strappava ogni giorno quei ragazzi che tu con pazienza curavi e consigliavi e la consapevolezza della crudeltà della guerra maturava.

“Non vennero le lacrime. Né la disperazione. Ma una collera mai provata così intensa e potente che a dominarla servirono tutte le sue forze. Anziché depressa e sconsolata, si sentiva pronta. Pronta a portarsi dietro l’infermeria e tutti i feriti. A spalla, se fosse stato necessario. Pronta a curarli dietro i costoni, sulle scarpate, nelle baite distrutte. A sfamarli togliendosi il pane di bocca a vegliarli notti intere come una madre. Per non darla vinta a gente come quella, era pronta – e lo scoprì d’improvviso, in un’epifania della coscienza a metà strada fra l’orrore e l’esaltazione – a morire senza rimpianti.”

Questa eri tu.

Per fortuna la fede non ti ha abbandonata e hai continuato a credere nella tua missione, nonostante tutto. Perché col senno di poi è tutto semplice, ma tu quante domande ti sei posta mentre li guardavi quei fascisti che non erano tanto diversi dai tuoi uomini.

Bene e male a scambiarsi di posto non ci mettono poi tanto soprattutto quando si parla con sufficienza di uccidere, giudicare e giustiziare.

Al di là di ogni revisionismo storico, a capire come sono andate veramente le cose forse potete dirlo solo voi che la guerra l’avete vissuta.

Magari neanche è così, perché tu Maria l’hai capito bene che alla fine ogni guerra è solo una questione di coscienza, e quando la grande macchina si ferma, si resta lì a far di conto.

E poi la libertà, tanto attesa e agognata è arrivata all’improvviso, ti ha trovato inginocchiata tra i feriti delle ultime battaglie e tu non te ne sei resa conto subito.

Ma quando hai capito che tutto era finito, un nuovo turbamento: quello di tornare alla normalità, in quel luogo accantonato per troppo tempo e che non sarebbe più stato lo stesso, perché tu non eri più la stessa Maria. La cosa bella è che a casa non ci sei tornata da sola, tra tutti i sentimenti hai incontrato anche l’amore in due occhi di lago.

Non mi resta che dirti Grazie, per l’onestà, la dedizione e la professionalità che hai sempre dimostrato.

Lo so non sono la prima, tanti sono stati i riconoscimenti e le esternazioni di gratitudine dopo la guerra.

Il punto però è ricordare, oggi Maria più che mai abbiamo bisogno del tuo esempio per dimostrare che si può agire in modo degno, civile e generoso.

Chissà quante volte hai avuto paura e ti sei sentita persa, solo il senso del dovere ti ha dato la forza di rialzarti.

Lo sai?

Mentre ti guardo in una foto in bianco e nero ti vedo più viva e vivida di tanti che incontro per strada e ora che ti ho conosciuta, so che rimarrai ferma nel mio cuore e quando mi sentirò smarrita penserò a te Maria, nata per la libertà.

Gentili lettori, mi rivolgo ora a voi consigliandovi fortemente MARIA di AMALIA FRONTALI, edito da NUA EDIZIONI, non solo per la ricostruzione della vera storia dell’infermiera Maria Peron ma per l’armonia che si respira nel testo.

Ci sono libri magici in cui tutti gli elementi si accordano con sincronia, è sicuramente questo il caso.

La ricostruzione storica è fedele e ricca di riferimenti bibliografici, se avete come me passione per il tema potete trovare negli archivi on line della Casa della resistenza le schede corredate da foto della Prima Divisione Ossola “Mario Flaim” e riconoscere i personaggi descritti con cura dall’autrice.

La narrazione è piacevole, ricca di dialoghi credibili e descrizioni del paesaggio naturale che contribuiscono a ricostruire i luoghi degli accadimenti.

Il lettore si ritrova coinvolto nella vita dei partigiani e chiaro arriva il sentire di Maria, mai eccessivo ma misurato, intenso e commovente. Scorrendo le pagine si percepisce la partecipazione emotiva dell’autrice che resta in equilibrio sulla storia, senza cadere in falsi buonismi o in prese di posizioni.

Sono questi i giorni della memoria, sarà per questo che ho apprezzato in modo particolare questo libro o semplicemente perché “il tempo che passa cancella ogni cosa, ma non sempre; i ricordi tristi e lieti, quelli vissuti intensamente, sono sempre vivi.”

***

AMALIA FRONTALI conduce una vita semplice in campagna: ha una laurea inutilizzata, un lavoro ordinario, un giardino poco collaborativo e una famiglia molto paziente. Dopo un’onorata carriera di lettrice onnivora e autrice di giochi di ruolo, da qualche anno scrive romanzi storici, per passione e per diletto.

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