La rubrica politica, società e costume presenta “Due passi nel cosmo”. A cura di Alfredo Betocchi

«Bellissima idea!» esclamò il Presidente degli Stati Uniti della Terra battendo le sue manine grassoce. Il suo F.I.M. (ingegnere, fisico, matematico) sorrise soddisfatto per come era stata accolta la sua proposta. Certo che, organizzare un viaggio simile non è cosa da tutti i giorni.

«E’ necessario, signor Presidente, trovare un equipaggio che sia all’altezza della missione. Direi di limitarci come numero…ehm, andrebbero bene sei astronauti? Naturalmente per la par condicio inserirei tre uomini e tre donne.»

Questo sarebbe un ipotetico colloquio tenuto fra, diciamo, cinquecento anni, quando la Terra sarà un’unica nazione pacificata.

«Ma dove sarà la meta prefissa del viaggio fantastico verso il cosmo?»

«Ovviamente sul pianeta che orbita intorno alla stella più vicina al Sole: “Proxima Centauri C”. La sua distanza dalla Terra è di solamente 4,25 anni luce, una bazzecola in confronto alle distanze siderali di miliardi di anni luce nelle quali ruotano stelle e galassie. Per fortuna, eccellenza, abbiamo il carburante giusto perchè il viaggio non sia troppo lungo.»

«Ah certo, concordò il Presidente, basterà lanciare la nostra astronave alla velocità della luce e il gioco è fatto.»

«Mi permetta, aggiunse il F.I.M., lei sa bene che la luce viaggia nel vuoto cosmico alla fantasmagorica velocita di circa 300.000 km al secondo (per essere precisi, 299.792 km/s) ed è pura energia. Se lanciassimo la nostra astronave a quella folle velocità, la sua massa si trasformerebbe in energia. Perderemmo così le vite degli astronauti e il nostro prezioso razzo.»

A quella notizia, il presidente fece un balzo sulla poltrona.

«Cosa, cosa? Perderemmo in tal modo un botto di soldi. Dammi subito una soluzione!»

«Ecco signor Presidente, basterebbe che l’astronave andasse all’uno per cento i meno della velocità della luce…diciamo a 296.795 km al secondo.»

Un sorriso apparve sul viso del Presidente:

«Bene, se era così semplice, non potevi dirlo subito?»

«Beh, c’é un altro piccolo particolare, però. Diminuendo la velocità, aumenterebbe il tempo del viaggio. Quattro anni e un quarto di tempo fanno 1460 giorni più il 25% di un anno, cioè tre mesi, ossia altri 90 giorni, per un totale di 1550 giorni. Questo alla velocità della luce, ma se diminuiiamo la velocità dell’1% anche i giorni aumenterebbero. Essi salirebbero a 1705, ossia altri otto mesi di viaggio, sempre che non ci siano intoppi…»

«…e allora?» chiese preoccupato il presidente a cui il cervello già fumava per tutte quelle cifre sciorinate in libertà.

«Alla velocità della luce sarebbero quattro anni e tre mesi, viaggiando più lentamente, quattro anni e otto mesi, di sola andata. Il percorso prenderebbe in totale nove anni e quattro mesi.»

Le ciglia del presidente s’aggrottarono:

«Non sarebbe poi molto. In due legislature, dovrei farcela a rimanere in carica per il loro ritorno. Ma dimmi, come procederà il viaggio? Come faremo a seguire l’astronave a quella pazzesca velocità?»

«Dopo il decollo, per il primo secondo e mezzo, essa raggiungerà la Luna. In tre minuti sarà vicino Marte. Poi in circa quattro ore vedrà la palla blu di Nettuno e in altre tre avrà superato la fascia delle comete, detta di Kuiper. In diciotto mesi sarà dentro la Nube di Oort, dove orbitano le comete lontane e gli asteroidi. Infine tra tre anni e due mesi sarà finalmente fuori dal Sistema Solare e raggiungerà il pianeta Proxima Centauri C nei previsti quattro anni e otto mesi.»

«Bene, proprio in tempo per la mia prossima elezione a presidente! Se la fortuna mi assisterà, conto di farmi eleggere almeno altre tre volte, così potrò festeggiare insieme all’equipaggio il loro ritorno fra nove anni e quattro mesi esatti.»

«Mi permetta, eccellenza, non è proprio così…» obiettò sottovoce il F.I.M.

«Cosa!? Osi mettere in dubbio le mie sicure rielezioni?» sbraitò il Presidente alzandosi irato dalla poltrona.

«No, no, s’affrettò a dire il povero scienziato spaventato dalla sua reazione, non è quello. Il fatto è che per chi viaggia vicino alla velocità della luce il tempo si dilata enormemente, rallentando anche se l’orologio procede come sempre. Per noi che siamo sulla Terra, invece, il tempo trascorre velocissimo e, quando l’astronave tornerà, noi…ehm, come dire? O saremo troppo vecchi per festeggiare o già morti.»

«Cooosa? Ma è pazzesco! Esigo subito una soluzione o ti faccio cacciare e trasferire in laboratorio ad analizzare feci ed orine!»

«Una soluzione ci sarebbe, eccellenza, se lei fosse d’accordo: dovremme unirci alla spedizione. Al nostro ritorno, avremmo solo nove anni di più e lei potrebbe così godere del trionfo per il successo dell’impresa.»

«Aaaaah! Lo sapevo che avevo scelto un genio. Bravo! Butterò alle ortiche le mie rielezioni, ma quando tornerò potrò farmi eleggere Presidente a vita. Ti farò vicepresidente con me!» Il F.I.M. s’inchinò e sorrise tra sé.

Qui finisce il piccolo racconto che, spero, abbia insegnato qualcosa agli appassionati di viaggi interstellari. Per adesso, non abbiamo ancora trovato un carburante che spinga una navicella spaziale vicino alla velocità della luce.

La sonda Voyager 1 che si trova ormai quasi fuori dal Sistema Solare viaggia alla ridicola velocità di quasi 17 km al secondo, una bazzecola: lo 0,0057 per cento della velocità della luce. A voglia ancora quanta strada dovremo percorrere per avviciarci a Proxima Centauri C e colonizzarlo.

Il Voyager lo raggiungerà fra 80.000 anni, avremo la pazienza di aspettare?

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