“Divagazioni superflue” di Frank Iodice, Eretica edizioni. A cura di Alessandra Micheli

Frank Ioice non è un autore facile da recensire.

I suoi libri sono al tempo stesso privati e universali. Cerco di spiegarmi.

Riescono nell’ardua impresa di parlare all’essenza di tutti, di noi affamati lettori in cerca se non di risposte, di condivisione.

Eppure, al tempo stesso, ci si sente quasi dei guardoni, con il naso schiacciato al vetro a osservare scene che sembrano quasi tratte da commedie, da spezzoni di film, da immagini viventi.

Ecco cosa colpisce.

E’ proprio quel suo modo scenografico di portare in rilievo il simbolo, l’elemento che apparentemente non avremmo mai guardato davvero.

E cosi in un susseguirsi di strani personaggi, eppure al tempo stesso conosciuti e quotidiani, Iodice racconta.

Vi sembra cosi strano?

L’arte del raccontare non è che un dono, per nulla scontato di coloro capisci di viaggiare tra i due mondi, quello delle idee e quello dell’azione.

In quella regione astratta la parola viene raccolta, resa da potenzialità, parola magica, capace di creare i mondi e aprire il varco che li separa.

E lo fa perché è in grado, per lavoro, di accompagnarsi a incontrare un’umanità variegata, ricca e brillante.

E sopratutto ha la capacità curiosa, tutta degna dello scrittore esperto di osservare.

Perché tutti guardiamo è vero, ma pochi osservano, e dipingono su carta. Ci sono libri che sono assordanti e claustrofobici ritratti della mente dell’autore.

Meandri labirintici in cui ci si perde, elucubrazioni mentali sofisticate eppure vanesie, narcisistico bisogno di auto glorificarsi.

In Iodice questo fastidioso rumore non si trova.

Le sue sono divagazioni, sono acrobazie, sono ghirigori che intessono un arazzo chiamato vita.

E questo suo tessere, questa sua cura manicale di quel filo che risalta in tutta la sua meravigliosa poeticità, ma anche con la sua concretezza, profondamente spirituale perché carnale.

E cosi durante la lettura si può stringere tra le mani ogni personaggio, persino stringere il nostro autore che appare a noi in tutta la sua meravigliosa semplicità e con quell’originalità tipica di menti allenate a scoprire cosa si cela dietro l’apparenza.

E significa che Frank resta sveglio mentre gli altri dormono.

E non solo in senso reale, non solo perché è un guardiano notturno di un albergo.

Frank è sveglio perché ci svela difetti in modo pacato e quasi divertito.

Si svela i sogni e le illusioni, la magia e il talento.

E noi beviamo ogni parola come assetati.

Perché seppur nessuno dei ritratti qua presenti si prende davvero sul serio, hanno questa voglia di vita, questo bisogno di morderla che oggi ci manca.

Sconfitti, bastonati, forse esclusi eppure vincitori.

Capaci di danzare anche di fronte al biasimo sociale.

Convinti che in fondo l’unico vero riscatto è vivere.

Convinti che in fondo anche se fragili, imperfetti e dannatamente soli, in preda di un male tentacolare, siamo ancore e lo saremo per sempre piccoli frammenti di luce caduti in mezzo al fango.

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