La rubrica politica, società e costume presenta ” Quando è l’altro a tradire. Divagazioni inattuali sull’adulterio”. A cura di Alfredo Betocchi.

Questo articolo farà sicuramente discutere i nostri fedeli lettori e molto di più le nostre affezionate lettrici.

Lo so, è un argomento spinoso ma non avevo altro per la mente.

Ricordate la canzone: “Far le corna è un mestiere da maschi”?

Risale alla prima metà del XX secolo quando l’Uomo viveva convinto di avere il monopolio del tradimento.

Il maschio tradiva perchè cacciatore, arbitro del destino delle mogli e delle compagne che dovevano stare a casa a soffrire in silenzio per il bene dell’unione coniugare (sacra) e dei figli.

Poi sono venute altre pressioni sociali, educative e persino morali che hanno stravolto il maschio tradizionale.

Il diritto della Donna al lavoro, il rispetto per la sua libertà di movimento, l’abolizione del “delitto d’onore” e la libertà di scegliersi un altro partner se il rapporto col primo si deteriora, infine la concezione paritetica di patria potestà.

Aggiungiamo l’abbandono progressivo della pretesa della verginità della sposa, ridicolo tabù ancestrale. Oggi anche la Donna giunge matura al matrimonio facendosi le sue belle esperienze.

Un altro ostacolo è il processo spietato alla gelosia: chi è geloso è un primitivo, un selvaggio, oppure un insicuro che vuole il possesso totale della donna come un bambino che non cede a nessuno il suo balocco, senza negare che anche le donne sanno essere gelose compulsive.

Tutti questi cambiamenti hanno bombardato pesantemente il paradiso dove l’Uomo aveva costruito il suo ameno padiglione di caccia all’altro sesso.

L’Uomo che tradiva era un eroe, un temerario da lodare e imitare da parte degli altri maschi.

La donna era solo una “malafemmina” da condannare ed esecrare senza misericordia.

Di fronte a queste nuove realtà, l’Uomo ha messo in atto una serie di meccanismi difensivi, dei piani strategici. Accettare l’adulterio o ribellarsi facendosi giudice e carnefice?

L’aspetto del problema ha tuttavia molti aspetti:

  • L’atteggiamento paternalistico (Egli concede alla donna l’adulterio come regalino per calmare le sue smanie sessuali).
  • Poi c’è colui che è ancorato alle concezioni ottocentesche del tradimento come simbolo di astuzia e come monopolio del potere maschile. Quelle sì che erano corna!
  • C’è chi costruisce una nuova fratellanza maschile tenuta insieme dalla comune sorte dei tradimenti subiti sullo schema “mal comune mezzo gaudio”.
  • Ci sono coloro che accettano il tradimento ccome una sorta di compensazione storica. E’ giusto, abbiamo tradito liberamente per secoli, adesso tocca a loro rendere pan per focaccia.
  • Infine ci sono i più pericolosi, coloro che rifiutano in toto il tradimento e reagiscono con la violenza più brutale. Il femminicidio è cosa di tutti i giorni. Solo nel 2020 ci sono stati più di 80 omicidi in casa.

La causa primigenia della violenza reciproca risale alla mancanza di educazione alla gentilezza, alla civiltà dei rapporti interpersonali. Non si insegna più ai giovani a dire “Posso?”, “Per favore”, “Grazie”. Sono rari i giovani che in tram cedono il posto a un anziano.

Arroganza e libertà sfrenata a costo di prevaricare il prossimo, eccessi di ogni tipo: questi sembrano essere i dogmi insegnati dalla società senz’anima nella quale viviamo.

I giovani richiamati al dovere e alle regole si ribellano, aggrediscono padri, madri, fratelli, amici, perfino insegnanti e forze dell’ordine.

La reazione al tradimento può prendere molte strade, sia che la si guardi dall’orizzonte maschile, sia che la si guardi da quello femminile.

Gli uomini sono più subdoli, ma più ingenui e spesso più imbranati. Se scoperti si mettono sulla difensiva, negando sempre o, se proprio non è più possibile farlo, cercano una giustificazione il più delle volte ridicola.

Le donne sono più determinate, a loro modo sfacciate. Si giustificano attaccando, gettando in faccia al coniuge i suoi sbagli e le mancanze. La colpa è sempre di Lui: “S’é l’è cercata…mai un fiore, è sempre stanco, mi trascura, mi maltratta.”

Le conseguenze morali per il tradito o la tradita sono sempre devastanti.

Depressione, sensi di colpa, malessere fisico e psichico, crollo delle certezze di una vita e paura per il futuro proprio e quello degli eventuali figli.

Non c’è legge né religione che possa lenire questo dolore.

Ad aggravare la situazione interviene pure la superficialità scandalosa nei rapporti tra uomini e donne.

Coppie che si presentano dinanzi all’Ufficiale dello Stato Civile del Comune per il compromesso di matrimonio rivelano molto spesso di non sapere granché l’uno dell’altra.

Su che basi fondano il loro rapporto? Di cosa hanno parlato fino ad allora? Come possono sperare di fondare una vita in comune senza conoscersi?

Queste sono le grandi problematiche che hanno distrutto il rapporto interpersonale in molte coppie che scoppiano, non dopo il settimo anno come da tradizione, ma solo dopo sei mesi come risulta dalle statistiche più aggiornate.

I tradimenti sono sempre esistiti e sempre ci saranno ma senza le basi di un vero affetto e una stima reciproca, essi genereranno sempre di più dolore e purtroppo cieca violenza.

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