Review party “Il regno capovolto” di Marie Lu. A cura di Alessandra Micheli

Eccoci di nuovo assieme Cappellaio.

Ammetto che mi sei mancato, mi mancavano i tuoi indovinelli assurdi e le tue bizzarrie.

E’ da un po’ che non ci leggiamo vero Ale?

Si è vero.

Ti ho lasciato un po’ in disparte troppo presa da una vita cosi frenetica.

Non è un bene che una come te stia troppo tempo nel mondo reale.

Come me in che senso?

Che cosa ho di cosi strano?

Non sei di questo mondo, lo avrai capito vero?!

No!

Pensavo solo di essere leggermente stonata rispetto al coro, ma non pensavo di esser cosi diversa dai miei coetanei o dagli altri.

Tutti quelli che parlano con noi personaggi di carta come se fossero veri è un membro del mondo incantato.

Lo pupi chiamare paese delle meraviglie oppure
regno capovolto.

Cavolo Cappellaio…

Volevo scrivere proprio di questo libro…Mi hai letto nel pensiero?

Solo che non so come esprimere quello che ho provato.

Mi aiuti?

Certo Ale, ora respira e lasciati andare.

Ascolta la mia voce. E lascia che il mondo sfumi…

Tutti noi siamo qua accanto a te…Non siete mai andati via vero?

No a volte voi tentate di integrarvi nel mondo e provate un po’ a indossare i panni del perbene e del logico cittadino.

Ma nonostante questo non vi siete mai allontanati da me..

Semplicemente sapevo e lo sapevamo tutti che non avresti resistito al richiamo incantato.

Tu e la protagonista avete molto in comune.

Vivete tra due dimensioni, che gli stolti per paura ( non sappiamo di cosa) hanno voluto dividere.

E un libro in fondo non è altro che una porta..

Mentre il Cappellaio parla, le mie dita si muovono sui tasti del computer… E come accade a Nannerl Mozart, quando suona il clavicembalo, il mondo attorno a me sparisce.

La mia stanza diventa un bosco odoroso di resina, con tante ragnatele che ridono e mi chiamano con voci cosi cristalline che sembra di ascoltare ruscelli.

E cantano la nenia a cui sono più affezionata, musica non certo umana ma suonata direttamente da elfi del bosco, ninfe o muse che liete mi salutano.

Bentornata dicono, da troppo tempo sei assente.

Assente dal mondo che per anni mi hanno descritto come sconveniente, adatto ai pazzi, ai disagiati, a chi non riesce a omologarsi alla massa.

E oggi, specie oggi, questo diventa un vero anatema.

Chi non riesce a recitare il suo ruolo incontra il biasimo.

Un po’ come te Nannerl vero?

Con quel tuo desiderio forte di essere ricordata.

Con la volontà ferrea di non camminare in modo lieve sulla terra.

Ma di lasciare impronte che possano non far morire una storia.

Nannerl ha semplicemente voglia di far sentire la sua voce.

Nannerl ha bisogno di non aderire a nessuno schema a nessuna definizione a nessuna categoria.

Nannerl non può essere la donna che il padre sogna, né a sorella perfetta per il genio di Mozart.

Ne la cittadina perfettamente inserita nel contesto di quel settecento ricco di orrore e splendore.

Laddove la storia inizia a mostrare ogni sua facciata.

Non lo sai Ale che in fondo i nostri regni sono speculari?

Lo sospettavo Cappellaio, lo so forse da sempre.

Ci affanniamo a camminare, conoscere scoprire e gridare chi siamo. Lasciamo flebili grida, mai sopra le righe, mai davvero innovativi, mai troppo ribelli.

Siamo personaggi di una recita, ognuno con il suo posto.

Persino i cosiddetti rivoluzionari sono perfettamente incastrati nello schema sociale.

Servono per dimostrare la veridicità degli assunti culturali.

Servono persino gli artisti, purché non viaggino troppo con la fantasia e firmino con un inchiostro di sangue il patto in cui si impegnano a dimenticare se stessi.

I fratelli Mozart invece sono diversi.

Del resto sono incitati a muoversi in quella dimensione dove il suono primordiale nasce e cresce.

In fondo quell’esperienza li renderà diversi, appartenenti come solo i gradi folli lo sono, ai due regni incanto e realtà, mai più disgiunti, ma finalmente uniti, fratelli da troppo tempo separati.

E’ questo il ruolo del libro, è questo che il regno capovolto tra le mani giuste diventa: una porta per viaggiare davvero in completa libertà.

E oggi che mi sorridi Cappellaio capisco quanto tu e i tuoi stravaganti amici siate importanti.

Ogni mio scritto non è più mio.

Diventa la vostra voce, la voce dei sogni perduti in questo chiassoso mio oggi, diventa il tempo sospeso, l’età dell’oro, quell’eden da cui non siamo mai stati cacciati.

Lo abbiamo creduto, o abbiamo temuto.

E cosi ecco a voi miei lettori questo mio piccolo omaggio.

Ai fratelli Mozart, all’ispirazione, alla bellezza della letteratura e alla follia, unica vera autentica libertà.

Io non so bene quando è cominciato

A un tratto io non obbedivo più

Cara, è come dici tu, davvero

Non so che cosa m’abbia rovinato

È che ho iniziato a dire troppi no

Forse è per questo che tu m’hai lasciato

E non ci soffrirò nemmeno un po’

Ma mi spiace per ora non credo sia un mondo perfetto

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