“Gatti e misfatti” di Cristina Origone, Golem edizioni. A cura di Alessandra Micheli

Non conoscevo Cristina, finchè, un bel giorno come in ogni favola che si rispetti, l’ho incontrata e incrociata nel bosco fitto della letteratura.

E ovviamente chi si lasciava scappare l’opportunità di recensire il suo libro giallo Gatti e misfatti?

No, sono esaurita non stolta.

.Ed ero mortalmente curiosa.

Insomma, due delle cose che più amo al mondo: i gatti e i delitti. (Magari questo non dovevo scriverlo).

Sono consapevole che scrivere un giallo non è affatto facile.

E io sono tanto, molto esigente.

Richiede un continuo cambio di stile e persino di mente, tanto che sospetto che, gli autori di codesto genere siano leggermente bipolari.

Con mia somma gioia poiché ritengo coloro capaci di passeggiare sui confini dotati di un enorme potenziale sia umano che artistico.

E poi scopro che…non è affatto il primo giallo che la nostra Cristina scrive.

E allora due considerazioni mi sorgono spontanee: la prima dove stavi finora?

La seconda considerazione invece è a livello stilistico.

Solo la comprensione di come l’autrice non sia alle prime armi con un genere cosi complicato, chiude il cerchio.

Perché effettivamente sembrava a una prima lettura un libro già maturo, dotato di tutti i crismi del genere, suspence, personaggi credibili, situazioni criminali affatto assurde e sopratutto…le domande giuste.

Perché vedete i gialli si basano sule domande.

Essi raccolgono la sfida graaliana e tentano di rispondere al quesito atavico cos’è mai l’uomo?

Solo anima e cuore?

O solo istinti e passioni?

Ma non solo.

Le domande, quelle giuste aprono la porta del castello del re pescatore ( sempre parafrasando la queste du graal) che permettono lo svelamento del mistero.

E il mistero non è soltanto nelle motivazioni alla base dell’atto criminale, omicidio, furto e imbrogli vari.

Ma anche della metodologia con cui il fatto delittuoso è stato messo in atto. In fondo, ve lo svelo, ogni giallo non è altro che un dramma degno di una commedia dell’arte.

Ci sono personaggi che recitano un copione prestabilito spesso donato da uno strano essere chiamato società ed è da questo che si dipana la trama.

In un giallo tutti seguono questo testo, e rappresentano non tanto dei cliché quando dei tipi logici di junghiana memoria, e sono più che altro archetipo dell’animo umano.

Cosi il probo investigatore rappresenta la volontà umana di assicurare la riparazione dei torti affinché la commedia inceppata riprenda.

Il criminale rappresenta il dato illogico che irrompe nella scena portando a galla ogni nodo e ogni istinto apparentemente represso.

E cosi via.

Nei racconti della Origone ci sono i due lati della verità: l’ispettore/giustizia nemesi e il giovane che rappresenta l’intelligenza/logica che porta alla domanda giusta.

Ed è la loro sinergia che toglie le maschere, che fa scendere i personaggi sia colpevoli che vittime dal piedistallo.

Ma c’è un dato ancora più interessante Gatti e Misfatti.

Non tutto è ciò che sembra.

In questo gioco di specchi la vittima è il carnefice e il carnefice è l’altro volto della vittima.

Ed è questa matassa ingarbugliata che i nostri detective, nelle due mirabolanti avventure, dovranno sbrogliare.

E sopportare persino la vista della verità, facendo i conti, ed è qua il valore del libro, con le loro convinzioni.

E sarà un piccolo, strano indizio, nonché un gatto che illumineranno l’entrata della grotta.

Davvero un libro sorprendente, piacevole e affatto leggere.

Con quella forza distruttiva che solo gli ottimi gialli possono avere.

Ah scordavo.

Ho parlato di detective.

E sicuramente la vostra mente si fisserà sui due apparenti protagonisti, Simone e il probo maresciallo.

Ma il vero autentico detective in fondo non cammina su due zampe, fa le fusa ed è dotato di adorabili gommini.

E con quella sobria eleganza tutta felina, mentre si leccherà con cura una zampona, vi guarderà con sufficienza.

Del resto noi siamo stupidi umani.

Loro domineranno al terra.

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