“Il giovane Achille” di Alessandro Ricci, NPSedizioni. A cura di Alessandra Micheli

Viviamo in un modo troppo perfetto.

E questo non mi ha mai soddisfatta, tanto che sguazzo in totale allegria nelle cose storte, imperfette, bizzarre.

O sghembe come amo dire da un po’.

Perché spesso è in quelle piccole luci chiamate imperfezioni che vedo il viso dell’uomo che smette di essere personaggio e diviene solo spirito, carne sangue e sogni.

Per il resto sono recite che poco mi intrigano.

Le evito, cosi come evito tutte le produzioni di quel mondo che gongola su se stesso, che si autoesalta e si autoleggittima.

Lascio tutte queste velleità intellettualoidi che mal si accostano alla mia strana anima ribelle ai signori maturi.

Io resto un Peter Pan che a volte veste i panni di Robin Hood o si diverte a giocare a miss Marple cercando la verità dietro le apparenze o scavando dentro gli armadi per danzare con gli scheletri.

E’ una scelta, dopo anni di sissignore.

Ma chi ci rimette oggi in questo mondo di plastica non sono certo i venerandi anziani come me.

Noi oramai sappiamo e scegliamo o di diventare struzzi o di essere dissacranti danzatori del bizzarro.

Chi ci rimette sono i ragazzi.

Che restano senza musica stridente capace di farli svegliare.

O di sogni capaci di dare colore al grigiume che ci assale.

Questi pazzi guerrieri in erba divengono cosi preda dei peggiori millantatori.

Di chi spaccia la vigliaccheria per comportamenti del buon cittadino, chi maschera il servilismo per correttezza verso le istituzioni.

Di chi li vuole prigionieri incantati dalle luci brillanti di una città fatta solo di cartone.

Ecco i ragazzi mi preoccupano.

Senza miti, riferimenti se non social, e reality.

Cosi imbambolati di fronte ai sorridi beffardi dei re sul trono.

E allora capisco come solo un libro, coraggioso, semplice, immediato fatto per onorare il coraggio e una sana follai possa dare loro la torcia per illuminare il buio.

E di ridare identità alle ombre che smettono di diventare inquietanti.

E cosi il giovane Achille è quella torcia.

Se lo leggerete capirete come solo aprendosi al mondo, osservandolo con occhi aperti e curiosi può salvarvi e donarci la giusta mappa con cui attraversare questa landa piena di nazgul.

E comprenderete come i libri fantasy in fondo parlano di vita, perché voi siete l’eroe che deve prendere coscienza della propria specificità, del potenziale e imparare a sconfiggere ogni mostro, ogni cattivo di turno e ogni drago sputafuoco.

Il giovane Achille inizia come voi.

Solo e arrabbiato con il mondo per questa solitudine.

Che è tipica di chi è un po’ speciale o di chi non vuole omologarsi. Achille è cosi, segnato dal fato come il suo omonimo, ma capace di tirare fuori il coraggio e l’orgoglio.

Solo se impara a lasciare andare la corazze con cui si protegge dal dolore.

E quando accade, beh tutto quel “malessere” diventa la sua spada.

Per dire no.

E unendosi al suo no ci saranno altri ragazzi, altrettanto unici e speciali, in grado di sconfiggere ogni malandrino.

O persino quelle ombre che noi consideriamo quasi di compagnia.

Ecco in fondo la guerra è un po’ cosa da tutti, persino per voi ragazzi. Perché crescere è un po’ una lotta costante contro se stessi e quella volontà di metterla la testa sotto la sabbia.

E di isolarsi dal mondo, perché non possiamo essere come ci chiede, perché non volgiamo, in fondo esserlo.

Allora soltanto cambiando prospettiva, imparando a vedere si scoprirà il miracolo più incredibile, la vera magia: siamo capaci di affrontare ogni cosa siamo cosi resistenti noi umani da poterci piegare di fronte alla tempesta.

Ma senza spezzarci mai.

Siamo speciali perché fatti del respiro di dio.

Perché sappiamo sognare, immaginare, creare e..cambiare.

Achille lo fa.

Cosa aspettate voi?

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