Il blog consiglia “La volpe dei Balcani” di Alex Zancai. Da non perdere!!

L’orologio del Mandracchio segnava le 3. Forse la Dama Bianca aveva già terminato la sua visita al castello. Di certo, l’uomo sugli scogli aveva terminato la sua. Fabio Asquini era a bordo del suo lussuoso SUV e si stava allontanando verso Duino. Ancora una curva e si sarebbe messo tutto alle spalle. Ti ho fregato, Tommaso. Vi ho fregati tutti. L’ombra sugli scogli aveva imbracciato un fucile LRT-3 di provenienza canadese che aveva fatto il giro di mezzo mondo prima di finire nelle sue mani. Il bersaglio in movimento era distante 200 metri. Il fucile poteva coprirne 1800. La velocità aumentava la distanza. Il cecchino si muoveva con la precisione delle lancette dell’orologio della torre, senza perdere un colpo. Sopra la roccia della Galleria Naturale. Entro quei 14 chilometri panoramici che d’estate si riempiono di auto. Fuori da occhi indiscreti. Il cecchino mirò alla gomma anteriore sinistra del SUV. Fabio Asquini era lanciato a oltre 110 km orari quando il proiettile la trapassò. Le mani sullo sterzo per tenerla in carreggiata e il piede sul freno per rallentare la corsa. La vettura divenne presto ingovernabile. Finì di sbandare e si schiantò contro le rocce che costeggiano la carreggiata sul lato interno, mentre in lontananza si sentiva arrivare un treno notturno diretto a Trieste Centrale. L’impatto violentissimo aveva danneggiato la vettura.

“Esce fumo dal cofano. Il motore è in fiamme. Prendi la roba che c’è dentro.”

L’interno della vettura si stava riempendo di anidride carbonica. L’Asquini era condannato. “Ce ne andiamo da questo maledetto posto?” Il cecchino non era solo. Il complice aveva aperto la portiera del SUV e salvato dalle fiamme le copie dei contratti.

“E’ morto?”

“Stecchito.”

L’Asquini respirava ancora.

Fu Popkov a trovarlo.

Una telefonata anonima aveva avvisato i CC. “SUV in fiamme. L’autista è intrappolato nell’abitacolo.” Popkov stese Fabio Asquini sull’asfalto, trascinandolo decine di metri lontano dal veicolo ormai inghiottito dalle fiamme che divampavano dal motore. Nonostante il violentissimo schianto, l’uomo non aveva perso conoscenza ma delirava. Farfugliava parole troncate a metà, la voce ridotta a sospiri. L’urto l’aveva schiacciato contro il volante, procurandogli un esteso emotorace. Il polso si fece rapido. Le pupille dilatate. La sudorazione fredda sempre più profusa. Gli ultimi rantoli dopo un’altra sillaba spezzata. La pressione stava scendendo in picchiata. Prossimo allo shock ipovolemico. Più bianco della Dama Bianca. Prossimo a diventare leggenda. Una delle tante della città.

Sul Carso triestino non è una notte tranquilla. L’agente di punta del KOM91, unità segreta dei Vympel, si è portato a ridosso di un anonimo casolare. Pensa di essere solo, ma non lo è. Nell’oscurità che avvolge il vigneto, degli spari squarciano l’aria. L’operazione di tracciamento di un ex agente della Gladio fallisce e Popkov, conosciuto come il liquidatore rosso, è costretto a collaborare col target, calandosi nella Trieste sotterranea, dove gallerie afferenti alla Kleine Berlin celano segreti funesti.

La Volpe dei Balcani, ambientato tra Trieste, Zhovti Vody (Ucraina) e Mitrovica (Kosovo), è un intricato thriller d’azione che tocca temi di grande attualità.

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