“L’ultimo giorno di allegria” di Enrico Ferrero, Aporema edizioni. A cura di Alessandra Micheli

Il tempo perduto che sfila davanti a noi cosi arrogante e cosi deciso a farci male, mentre noi tentiamo di sorpassarlo allegri e forse incoscienti.

Noi che pensavamo quel tempo di avere tutta la vita tra le mani, tutti i fili che la compongono, che compongono questo arazzo cosi splendente , stretti nel pugno.

Convinti di poterli fermare, e al tempo stesso lasciar andare.

Il tempo ritrovato, tra le stringhe degli spazi dei ricordi, lasciati vuoti dal bisogno scegliere o dall’incapacità di prendere quei treni, che sfrecciavano veloci davanti ai nostri occhi incantati.

Tempo sognato o tempo vissuto.

E’ il tempo che domina le nostre menti, che forse dirigi la musica del nostro futuro, prendendo spunto da un passato che fa parte di noi ma che ci ha oltrepassato diventato un bimbo sperduto, nascosto in un isola che non c’è, di cui non possediamo ne la mappa, ne le coordinate.

Quel tempo che sembra spalancarsi di fronte a noi in tutta la sua magnificenza e noi, noi che convinti di essere i protagonisti ci rubavamo il diritto anche di ignorarlo.

Convinti che in fondo avevamo tutte le capacità di recuperare e per dipingere altri quadri.

Ricordi che si ammassano desiderosi di raccontare la loro storia che emergono con nostalgia e anche con un pizzico di rimpianto durante la lettura di un libro che, scolpisce le sue parole dentro la mia anima.

Non solo scritta.

Non solo parole.

Sono sensazioni che sento adesso scorrere nella pelle, procurandomi brividi e quella sensazione profonda che accompagnò i miei anni migliori.

La convinzione che avevo ogni strada aperta.

Che avevo il pennello giusto per dar colore al mio personale quadro.

L’ultimo giorno di allegria diventa cosi non solo il racconto di una generazione, ma il mio, il vostro racconto.

Cosi decisa a gustarmi la vita morderla, nonostante una storia che modificava di volta in volta gli scenari.

Cosi decisa a mettere il mio nome in cima ai titoli di coda.

Decisa a vivere come se ogni volta fosse l’ultimo giorno di allegria.

E poi cosi sfogliata l’ultima pagina del libro, mi ritrovo seduta a osservare i segni che il tempo porta con se.

Mancanze, dolori, sconfitte e parola mai dette.

Segreti che con l’età matura decidiamo di tenere dentro di noi, custoditi nel cassetto segreto di una scrivania polverosa.

E’ il tempo dei sogni e della volontà di vivere ogni attimo, berlo fino all’ultimo sorso.

Finché si può.

Finché la vita non decide di entrare di soppiatto o con alterigia dentro la nostra di anima.

E sconvolgere tutto.

Il racconto delicato eppure potente di Enrico Ferrero non può non diventare un po’ il racconto di ognuno di noi.

Persi tra risa e discorsi profondi, cosi profondi perché dovevano penetra nell’essenza delle cose.

Persi in mille pensieri e progetti, persi nella vogai di un abbraccio o di un sogno.

Persi anche in un dolore che rende, purtroppo maturi.

Noi che negli anni ottanta volevamo solo essere sempre più persone e mai più oggetti capaci di servire alla velleità egoica del re di turno.

Perché prima o poi, nonostante un avventura senza finire, nonostante quelle parole che rendono istanti eterni, forse arriva sempre, per ognuno di noi l’ultimo giorno di allegria.

Un libro pieno di vita ma al tempo stesso con quella vena malinconica di chi ci ha provato a lasciare un segno, un graffio nella storia, nell’esistenza.

Di chi ha lanciato grida sapendo che, in fondo doveva scendere alla stazione.

E lasciare il treno in corsa.

E cosi un libro diviene una ricerca.

Non solo di un tempo perduto.

Ma di emozioni cosi genuine, cosi forti da farti sentire davvero potente e capace di impugnare la penna e scrivere mille finali diversi.

Voi che non conoscete la forza motrice di quegli anni ottanta, dove tutto appariva possibile.

Dove sentivamo quasi di poter prendere la vita tra le mani e modellarla a nostro piacimento.

Libri come questo mi fanno comprendere perché ho scelto di dedicarmi a loro. Perché la mia intera vita è racchiusa nel semplice, ma meraviglioso atto di sfogliare pagine, che da silenti divengono grida, spezzoni, attimi reali.

Divengono una sorta di scrigno dove custodire qualcosa di cosi puro e unico chiamato ricordo .

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