“Dal profondo dei nostri sospiri” di Francesco Paolo Catanzaro, Tomarchio editore. A cura di Alessandra Micheli

Dove nasce la poesia?

Alcuni vi diranno dalle rime e dalla perfetta assonanza di parole che abbracciano la tecnica tentando di riprodurre il suono primordiale.

Shelley ci dirà che sosta nelle piccole cose del quotidiano, in un emozione dimenticata, in un evento banale.

Io invece vi garantisco che la sua casa è oltre il cielo conosciuto.

Fatto di vento e di strani sussurri.

E’ in quella parola che aleggio nelle acque dando forma e consistenza al creato.

E’ dietro quell’alito che soffiò sul fango creando carne che abbraccio forte forte lo spirito.

E’ nata da un sospiro.

Che sa di pianto o di sole.

Di infiniti spazi dove la nostra anima incontra la sua vera essenza, quella rapita dal copro materiale e sbattuta in questo grigio che si appicca alla pelle.

Dal profondo dei nostri sospiri nasce quel canto antico.

Quel ricordare il nostro vero volto, quel non voler scordare mia più la canzone, quella che spesso compare nei nostri ogni e che dormienti, ci strappa un sospiro.

E’ in questa poetica che l’uomo torna a essere prima di tutto creatura.

Bistrattata, a volte ferita.

Sola e senza riferimenti.

Con un passo traballante, quasi zoppo e cosi titubante nel decidere di percorrere a testa alta un impervio sentiero.

E’ nel profondo, nel silenzio ricco di rumore che noi troviamo il vero, il suono che ci ricorda la nascita della nostra anima.

Nata quasi per gioco, frammento di beltà divina.

E’ un istante, un lampo che screzia il cielo troppo scuro e carico di nuvole.

È un attimo, un istante da rapire, e stringere tra le mani

Ancora un momento, ancora un attimo per dipingere questo giorno

e sognare tutta la sua potenza,

i sospiri e le emozioni

in un attimo di luce abbagliante, che inebria e rivela la verità.

Ancora un momento per capire il tempo

e le sue lusinghe che ci annullano la vista e ci fanno vivere l’essenza del cuore.

Solo così potrai scioglierti in una bolla d’acqua e navigare per raggiungere l’orizzonte.

E farsi di nuovo sospiro, goccia nel mare, acqua capace di imporre la forma scelta alla pietra.

Possiamo con il verso tornare bambini, fermare il tempo, colorare il giorno di colori assurdi.

Possiamo ritrovare la morale che mettiamo sarcasticamente in discussione.

Ritrovare un sorriso sghembo.

E magari, ritrovare quel dio che si sentiva troppo solo e ha inventato noi, un sogno troppo colorato e troppo vivace per restare nell’immobilismo del cielo.

E sentirsi finalmente non più soli, perché parte di un disegno, di uno schizzo, di un canto o soltanto di pizzico di infinito.

Di uno spirito tanto nominato ma poco compreso.

e forse soltanto allora, in questo ritorno all’inizio possiamo accettare questo mondo che ferisce, quest’indifferenza, questo cinismo che non ci appartiene

Perché noi dobbiamo solo riscoprire il mistero dei misteri

Osservare il proprio cuore

e scoprirsi cielo e soffio

nuvola e profumo

in questa immensità che conforta

e prega per il futuro che si volge.

Ecco la nostra missione:

sentirsi luce e spirito/ alito e fuoco.

E scoprirsi ogni giorno corpo che s’emoziona”.

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