“I giorni della Chimera” di Stefano Zomboli, NUA edizioni. A cura di Alessandra Micheli

Devo ancora trovare un libro, edito Nua che non mi sconvolga, non mi emozioni e non mi rapisca.

Credo che oramai sia impossibile.

Eppure lo ammetto, stavolta l’emozione è stata doppia.

Proprio perché il tempo in cui viviamo, ahimè, ricorda molto da lontano, per fortuna quello che oggi stiamo vivendo.

In modo meno tragico forse.

Se non altro perché non esiste nessun mutamento visibile.

Siamo più che altro mutati dentro, più cinici e cosi sconsiderati da correre come api impazzite verso il favo del nostro vicino.

Desiderosi di prendere alla lettera il passo della favolosa poesia di Lorenzo il magnifico

chi vuol esser lieto sia

del diman non v’è certezza.

E forse è vero.

Dal domani la certezza è svanita.

Dissolta.

Scomparsa.

E’ vero, in fondo i giorni della chimera non è affatto un distopico.

Ma in un modo romanzato, prendendo a prestito la falsificazione del reale di Calvino, ci pone davanti l’eterno dilemma della società: cosa accade quando il gong dell’ultima ora, risuona, facendoci comprendere come la civiltà creduta intoccabile non si rivela altro che uni illusione?

Nel libro il conto alla rovescia è iniziato.

Uno strano virus, sconosciuto e arrivato da noi dalle fosche regioni del mito, ci priva di ogni razionalità.

E forse di ogni speranza.

Rendendoti edotti sulla fatale fragilità umana.

Nulla che si può sostituire neanche in possesso delle migliori e progredite tecnologia.

Davanti al dramma e al suo imperscrutabile svolgimento, l’uomo è totalmente solo.

Totalmente in balia di quel senso di sopravvenienza che diviene semprew meno umano e più simile all’orrore immaginato da Hobbes.

Davanti alla crisi, sanitaria, politica, economica il lato feroce diventa il nostro unico padrone.

E ci rende sempre più “Bestie” e meno esseri metà divini.

E questo ci rende facile preda di millantatori, di assetati di potere, di una disperazione che ci fa scegliere la via meno faticosa: gettarci direttamente nelle fauci dell’abisso.

E lasciare che l’oblio si impadronisca di noi.

Eppure…Siamo una strana razza.

E nonostante la nostra pretesa di non discendere dalle scimmie, evolviamo in fondo come ogni organismo.

Ora, che tipo di evoluzione potrebbe essere… forse non lo decide certo dio.

Forse lo possiamo scegliere.

O forse no.

Ma del resto sono o no i giorni della fine?

E in fondo ogni fine non è altro che un nuovo inizio?

E cosi al pari dei meravigliosi protagonisti, possiamo giocare la nostra partita a dadi con il destino.

In fondo la chimera è si il simbolo di ogni vizio.

Ma c’è un altra simbologia, meno conosciuta ma non meno inquietante: quella del cambiamento.

Che può esseri si azzardato, illusorio e pericoloso.

Ma necessario.

E forse un pizzico di incoscienza serve.

Per lasciar la strada vecchia e sperare che il nuovo nasca da una consapevolezza diversa.

Allora affrontiamo i giorni di questa chimera.

Magari ci proviamo a darle un senso meno cupo.

Libro bellissimo.

Attuale dal ritmo incalzante e claustrofobico.

Ma in fondo la tunnel la luce di una delicatezza, lo rende anche un viaggio di speranza.

E spero, lo spero che anche voi leggendolo farete la vostra disamina di questi tempi, che assomigliano in modo preoccupante al libro scaturito dalla bravura di un maestro come Zoboli, capace di fondere in un matrimonio riuscito, attualità e fantasia.

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