Review party “La polvere di carta” di Andrea Marinetti, Cordero edizioni. A cura di Alessandra Micheli

E le parole come musica di seta

mi prendevano per mano

e mi portavano lontano

dove il cuore non si sente più lontano:

dentro le immagini,

nei libri

e nella pelle

di chi aveva già vissuto

cose tanto uguali a me;

nella follia d’essere uomo

e nelle stelle

per andare oltre il dolore più inguaribile che c’è

e le parole si riempivano d’amore,

le sue parole diventavano d’amore

Roberto Vecchioni

Come posso nonscrivere questa recensione, senza accompagnarmi con le bellissime note del libraio di Selinute.

Chi come me davvero ama i libri, sa l’emozione che si prova nello sfogliarli.

Quel fruscio è come una voce sussurrata, che cerca in modo delicato eppure forte, di comunicare con noi.

Per altri sono svago, è un hobby, è solo un modo per passare il tempo. Specie oggi, cosi rinchiusi in casa, cosi incapaci di confrontarsi con quel mondo il cui significato ci sfugge.

Ma un libro non è soltanto svago.

E’ qualcosa che non si riesce a definire.

E’ il segreto che ci portiamo dietro è la chiave che apre la porta per l’altro mondo.

Laggiù dove le regole non hanno posto, dove le leggi della fisica non hanno posto.

Come un un folle quadro di Escher, dove le proporzioni diventano solo un incredibile, meraviglioso mondo di bizzarro e inconsueto.

Di non sense eppure…

Ci affascina.

Quelle scale che cambiano posto, che spuntano dove non dovrebbero racchiudono il senso del libro.

La sua profonda natura: stupirci e portare la nostra mente a un livello diverso di comprensione.

Farci indossare occhiali colorati perché la nostra percezione subisca una brusca notifica.

Il libro tra le mani di chi lo ama, lo ama cosi tanto da renderlo quasi reale, pulsa come pulsa il nostro cuore.

E in fondo non è altro che questo cuore pulsante di una fantasia che, grazie al coraggio di chi decide di amarlo, piomba su questo stolto piano di esistenza.

E cosi chi ama i libri, e li ama davvero, lo sa.

Il segreto lo custodisce dentro la sua anima.

Il libro ha dentro di se uno spirito che viene richiamato dalla passione del lettore.

Ecco perché dico sempre che i miei amati eroi di “carta” sono oggi accanto a me, mentre scrivo e mi sussurrano parole..parole che come racconta Vecchioni, sanno di amore.

Polvere di Carta è, in fondo, questo.

Inno d’amore e racconto infinito.

Ognuno di noi diventa Max.

E come lui combatte quella non voglia di pensare, e di plasmare la propria riflessione fino a farlo incontrare con la storia di carta.

Che senza di noi, diviene polvere.

E spazzata via dal vento della bufera che oggi si abbatte su di noi: ci stanno uccidendo il pensiero.

Stanno uccidendo la fantasia.,

E il libro non è più amato.

Usato come gadget per far brillare la mania di protagonismo, forse.

Diventa status e mezzo guadagnare.

Diviene una maschera per indossare l’aria snob da intellettuale

distrutto con recensioni irrispettose, quella che lo schiaffeggiano e lo umiliano.

Il libro è cosi privo di anima.

E siamo noi stessi a lacerarlo.

Con la nostra follia che non è certo più quella sana di chi voleva scale contro ogni legge fisica.

La follai di uccidere, lentamente, noi stessi.

Perché nei libri ci siamo noi.

Sono loro gli specchi per conoscerci.

Per andare fieri e spavaldi nell’abisso e renderlo una comoda tana.

In cui rifugiarsi quando il mondo è pieno di rumori e cacofonia.

Pieno di fallimenti e di odio.

E’ nel libro, silenzioso e leggero che noi troviamo la luce per accendere la strada che oggi ci appare boia.

Polvere di carta in fondo non è solo un libro.

E la spada di noi tutti, per impedire la morte di ogni storia.

Persino quella che non ci è piaciuta, quella senza la tecnica perfetta.

Ma che ha sempre la sua voce, profonda e eterea.

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso.

L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico

che egli offre al lettore

per permettergli di discernere

quello che, senza libro,

non avrebbe forse visto in se stesso.

Marcel Proust

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