Review party “Sangue Inquieto” di Robert Galbraight, Salani editore. A cura di Alessandra Micheli

Non ho mai creduto davvero a chi mi diceva “Sai dopo quel libro, non sono più riuscita a leggere altro.”

Li deridevo.

Perché per me ogni testo era un dono, una ricchezza.

Ogni libro era un bel viaggio, una scoperta e un emozione.

Ogni libro era un fiume che impetuoso o placido avvolgeva le mie barriere, spazzando via tutto e facendo germogliare ninfee.

Si può arginare il mare?

No.

Cosi a me capitava il contrario.

Ogni storia provocava una sete inestinguibile e dovevo pertanto calmarla con altre storie.

E cosi via come un meraviglioso infinito cerchio.

Poi è arrivata lei.

E da allora nulla è stato più la stesso.

La mia Dea.

E tentennante e emozionata, ho bussato alla porta della sua arte.

E sono entrata, in punta di piedi come sempre.

Da quel giorno, non ho più potuto leggere altro.

Non ho più potuto lasciar andare nessuno dei suoi personaggi, che hanno iniziato a camminare, ogni giorno assieme a me.

Non è per le trame, seppur intriganti e ben costruite.

Ne per lo stile o per la capacità di inserire riferimenti, archetipi e simboli.

Non si sa cosa sia.

E forse è il non saperlo definire che la rende la mia Dea.

Ed è cosi anche Sangue inquieto.

Diciamocelo.

E’ un noir.

E ne avrò letti a vagonate.

Quindi riconosco ogni elemento, e sono consapevole che si tratta di qualcosa di classico nella stesura.

C’è una donna scomparsa.

C’è la volontà di ritrovarla anche dopo anni, cosi come avviene per molti cold case.

E ovviamente il mistero della sparizione non è altro che un escamotage per parlare di altro, per sollevare il velo sulle ipocrisie, sul marcio, sui segreti di una città perbene, di un mondo idilliaco.

Per raccontarci con consapevolezza e un pizzico di dolore una Londra che non è una elegante vecchia signora.

Affatto.

Sembra una soubrette oramai dimenticata, che affoga il suo dolore nella bottiglia.

Quindi no, non c’è nulla di particolare.

Forse lei la Dea incastra perfettamente ogni elemento mischiando giallo, noir, thriller.

Creando un libro ruvido.

Eppure di libri ruvidi ne ho letti, di libri sporchi, fumosi e piendi di marcio.

Eppure…

Non riuscivo a lasciar andar via ne Coromoran ne Robin.

Ero cosi rapita dalla malia della Dea, da non riuscire a liberarmi dalla sua rete.

E oggi cosa fate?

Chiedete a me di raccontarvi sangue inquieto?

E come pensate possa dar voce alla sua meraviglia?

Lei è brava.

Dannatamente brava.

Ogni pagina, ogni idea ogni descrizione, è una lama che ferisce il petto, lo squarcia e decide di farci il nido.

E cosi germoglia, crea costantemente il suo eco, eco di parole che sono fluidi vitali.

Che risuonano nella mente, che ripeti fino all’ossessione.

Come quelle canzone particolari, magiche uniche che ascolti senza stancarti.

E più le tue orecchie assorbono i suoni più ne hai bisogno.

Ancora e ancora.

Ho chiuso il libro e ho cercato di comprendere.

Cosa sia cosi meraviglioso,quale dettaglio è capace di sedurti, quale segreto arcano lei la Dea impiega per rapire, per farti scordare dove sei, per lasciarti affranta, triste, allegra, per farti ridere squarciando il sacro silenzio.

Per farti piangere, sentendoti non vicino a Cormoran, ma diventando… proprio Cormoran.

Provando la stessa rabbia di Robin, davanti a una vita che si snoda attraverso una Londra privata di stucchevoli orpelli.

Qua la vita è cosi cruda cosi ruvida e pertanto cosi incredibile proprio perché non è edulcorata.

I suoi eroi sono persone fragili sono ammaccati, e diventano carne, non più carta, tanto che, vi giuro, li vedi camminare per la stanza.

Qua c’è tutto dal noir con la sua rudezza, con quel marcio che stona con la voglia di sentirci vincenti e perfetti.

Esiste il giallo e gli innumerevoli indizi che si incastrano sfuggono ridendo e ti fanno impazzire.

Esistono le persone, con le loro storie a colorare il contesto rendendolo un affresco di un’umanità che nonostante la decadenza resta forte e orgogliosa di se stessa.

Esiste l’amore, quello rancoroso, quello che distrugge, ma anche quello lieve, che forse non va nominato, che va difeso dal vento sferzante di una vita che tutto fa piegare, fino a che i rami stessi degli alberi si spezzano.

Cosa posso dirvi, ditemi?

Io posso mai raccontare la meraviglia?

Chi sono io per recensire sangue inquieto?

Quel sangue che si agita nelle vene, che riconosce ogni volto ritratto co forza, con una forza che lo strappa quel foglio.

Quel sangue che è al tempo stesso dolore, verità e vita.

Che colora gli anacronismi di un mondo chiamato civile, di una divisone che ci perseguita come una maledizione che è stata lanciata da una strega crudele.

Divisione di caste, di status, di opportunità.

E abbiamo una vittima che, forse, è l’unica vera vincente.

Non conosce altro che la sua integrità per nulla persa neanche tra le grinfie di un mondo che non li accetta, gli uomini cosi.

Cosi come un accetta un Cormoran che è la versione adulta, disincantata, cinica di un Potter a cui ruba la stessa anima non toccata dal male.

Ed è questa la forza dei libri di zia Jo.

Non certo solo la trama, l’intreccio ( oddio lo splendore di quei disegni…no, no dico altro).

E’ in quella sua integrità, quel suo coerente amore verso se stressa, verso la sua coscienza, unico padrone a cui deve inchinarsi.

Quindi scusate.

Non posso recensire questo libro.

Mi manca Cormoran.

E non ho tempo da perdere con nessuno di voi.

Devo assolutamente tornare a Immergermi in quella sua vita, che in fondo è anche un po’ la mia. Tranne per la capacità di risolvere intricati enigmi, ovviamente.

In quel caso, Chapeu Cormoran

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...