“Una giornata di Nebbia a Milano” di Enrico Vanzina, Harper Collins. A cura di Alessandra Micheli

La nebbia affascina da secoli.

Una coltre strana quasi irreale che fa precipitare tutta la materia che tocchiamo, vediamo e odoriamo, in una sorta di dimensione parallela. Come se due universi si incontrassero, quello numinoso e quello fatto di carne sangue e istinto.

E cosi scende questuo strano colore, direi caliginoso, una sottile bruma, uscito con orgoglio dal cuore della terra.

Capace di immergerci in una sorta di situazione in bilico tra fantasia e quotidianità.

Per questo da secoli la nebbia è considerata sacra, il respiro di una Dea che finalmente si fa ascoltare.

E che copre benigna i misteri.

Quelli che non volgiamo comprendere, ascoltare o vedere.

Li è placida e compassionevole.

Li, sapendo che tante verità non vanno dette.

Si nel silenzio vivono e si nascondono, prosperano e continuano a intessere i loro arcani piani.

Cosa vogliono, non si sa.

I misteri in fondo servono solo per indicarci le porta da non aprire oppure quelle da spalancare affinché il nuovo possa distruggere il vecchio.

Cosi come la vita ci impone.

Perché se no alziamo il tappeto, la polvere e il marci prosperano diventando loro i padroni della nostra casa.

E cosi la nebbia è una fata benigna che ci prende per mano e ci porta alla scoperta del non detto, del dato lasciato nascosto nel cassetto.

Cosi una giornata a Milano, diventa quasi una ricerca interiore.

Non solo per comprendere il proprio presente, ma anch4e il passato.

E qua l’è il mistero che più di tutti ci mette in discussione?

L’omicidio.

Ma non quello perpetrato dal pazzo folle di turno.

Ma dal cittadino perbene che occultato dalla materna coltre, decide di alzare il coperchio della pentola fatta dal diavolo.

E dare il via alla più bella delle faccende umane: la consapevolezza.

E cosi il nostro Restelli in un attimo, vede ogni sua certezza crollare.

E i suoi miti, i genitori diventare quasi sporchi, quasi imperfetti.

Come esseri umani.

Segreti e bugie forse.

Come risolvere il mistero di una mattina come le altre?

Di una borghesia intellettuale che si stufa di recitare il ruolo e decide di giocare a carte scoperte

con la letteratura.

Fingiamo che questo non sia un mondo fatto di leggi e di meccanismi perfetti.

Ma fosse solo una storia pensata e raccontata da una mente che odia gli schemi e le certezze.

Solo cosi forse, tramite l’assurda falsificazione del reale, il reale acquista per ironia della sorta la sua logica.

Dietro ogni racconto in fondo si cela una porzione di verità.

E cosi un canto antico, lirico e perfetto accoglie la nostra fantasia titillandola e illudendola con la bellezza remota della parola.

Un libro di quelli che non si scordano.

Nato dalla maestria di chi la scena la conosce bene sa come incantare il viandante lettore, capitato quasi per caso in questo dedalo di storie e di emozioni chiamato libro.

E forse capiremmo che nonostante l’aura di rigoroso rispetto dato al nostro Calvino, un libro è molto è più reale del nostro mondo.

Stupendo.

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