“Il sole in sella” di Giorgia Antonelli, Aporema edizioni. A cura di Alessia Bertini.

Io e Giorgia abbiamo diverse cose in comune, non solo l’anno di nascita.

Forse in parte è anche per questo che il suo libro, un racconto autobiografico, hashtag #romanzodiformazione, io l’ho sfogliato quasi come il diario di un’amica.

Con la sua scrittura fluida e colloquiale, semplice e diretta, ogni volta che compariva un “Ve l’ho detto?” o un “E sapete cosa?” vestivo i panni della compagna confidente, pronta ad ascoltare i segreti e le confessioni di un cuore a tratti eccitato, spesso emozionato, ma anche schiacciato e a volte solo.

Fin da subito Giorgia bambina, con i suoi sogni da principessa, ha chiaro di voler scrivere la fiaba di cui sarà l’eroina.

So soltanto che in un mondo giusto a tutti dovrebbe essere data l’opportunità di diventare protagonisti della propria vita.

Quale premessa migliore, se non quella di cercare la felicità, anziché un banale principe azzurro? La felicità che assume i connotati dell’autorealizzazione, sia essa una sfumatura del Daimon aristotelico, una rielaborazione personale del Conosci te stesso o il frutto di pratiche meditative orientali.

Ognuno ha bisogno di trovare la sua strada, il suo mezzo.

E questo Giorgia ce lo ricorda con il suo percorso pieno di alti e bassi: il pane con olio e sale della zia, il vuoto per la perdita di una persona cara, le serate in discoteca al ritmo di Balla di Umberto Balsamo, un tradimento inferto da chi ti fidavi.

Il percorso forse è ancora incerto più avanti, là dopo la curva, e la strada sterrata non è facile da percorrere, si inciampa, ci si sporca ma Giorgia il mezzo per affrontare tutto questo lo trova: Penna Bianca, una cavalla di razza Persano.

E poi Milluz, e Pino, Koo. L’equitazione diventa coprotagonista e metafora del suo viaggio, maestra nell’insegnare a cadere e a rialzarsi per tornare in sella.

Cadute che provocano fratture, di quelle che non vedi comparire sulla lastra perché sono nascoste tra una costola e l’altra e prendono il nome di ansia, psicosi, depressione, ipocondria.

Giorgia attinge dal Sol Levante per portare una bellissima immagine sotto gli occhi del lettore: come una ciotola andata in pezzi può essere recuperata e rimessa insieme pezzo per pezzo, lasciando in vista cicatrici dorate ad attestare il cambiamento e la rinascita a nuova vita, anche i cocci dell’anima possono ricomporsi a creare qualcosa di unico.

Come unica è ogni opera del kintsukuroi: ciascuna caduta produce frammentazioni diverse, mai nessuna uguale all’altra.

Io invece voglio dedicarle questo:

七転び八起き

Si pronuncia “nana korobi ya oki” e significa “Se cadi sette volte, otto volte ti rialzi”, un detto giapponese spesso associato al Daruma, quella bambolina rossa rotondeggiante dal baricentro molto basso che dondola, si inclina, ma torna sempre in piedi e dritta.

Con il suo unico occhio, simbolo di un desiderio espresso, continua a tornare su, in attesa di aprire anche il secondo e fissarli entrambi sulla piena realizzazione di quel sogno.

I sogni, proiezioni espressamente fatte per contrapporsi alla realtà e scontrarsi con essa. La cosa brutta è che spesso perdono, non li equipaggiamo con le armi giuste, li vestiamo di cotone e li gettiamo nella mischia sperando che facciano il miracolo.

E così finiamo al tavolo di una scrivania, a compilare fogli, a portare uno stipendio a casa e ci diciamo che va bene.

Fino a che non si capisce che è meglio essere onesti con se stessi ed essere quello che siamo: tu Giorgia, io Alessia.

Niente di più, niente di meno.

E, sapete come va, è proprio quando raggiungi la piena convinzione di dover fare le cose in quel determinato modo, quando sfidi il tuo cuore, che poi la vita ti presenta il conto.

Come dovrebbe essere per ogni confidenza lasciata ad un diario, in questo libro ho trovato una ragazza intenta a ripercorrere la sua vita, le sue esperienze, e nel farlo ne disegna i contorni, ne definisce i colori, ne interpreta i significati, immagazzina, supera.

Tutto questo diventa esperienza condivisa, parole su carta stampata che lasciano il cassetto chiuso della scrivania per raggiungere altri che come lei hanno cercato risposte e conforto nella lettura.

Un romanzo che della semplicità fa lo strumento per raggiungere chiunque ne abbia bisogno, in modo sincero e complice, senza fronzoli psicologici o fini didascalici.

Buona lettura.

Si parte al passo, si passa al trotto, si prova il canter e infine ci si lancia al galoppo. E così si vola.

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