“Quello che conta è il viaggio. 127 Express” di Alessio Chiadini Beuri. A cura di Alessandra Micheli

E’ un libro particolare quello di Chiadini.

E cercherò quindi di raccontarvelo a modo mio.

Non so se riuscirò a catturare le due anime che ho individuato durante la lettura.

Ma ci provo.

Già dal titolo possiamo comprendere come, i personaggi, non sono altro che modi diversi di interpretare e rappresentare l’atto che rende l’uomo un essere speciale: la volontà di muoversi, di cambiare prospettiva, paese e perché no piano di coscienza.

Si può obiettare che questa volontà di spostarsi sia tipica di ogni creatura vivente.

Dagli uccelli che migrano a sud, o dalle mandrie selvagge desiderose di trovare pascoli più fecondi.

Ma vedete..ogni essere vivente diverso dall’uomo lo fa per sopravvivenza.

E’ una componente necessaria del loro ciclo vitale.

Per l’uomo è diverso.

Ha bisogno di movimento anche e sopratutto quando raggiunge una certa stabilità e serenità.

Anche il più sedentario, tipo me, ha bisogno di non vedere la sua vita sempre alla stessa maniera, contemplando la stessa ripetitiva routine.

E magari non viaggi realmente ma lo fa con la mente, magari leggendo o che so usando ogni arte possibile.

Altri devono spostarsi con il corpo per trovare nuovi stimoli.

Il viaggio è cambiamento e deve portare con se la voglia di non tornare più.

Di essere un altra persona la ritorno, priva di stessi valori, ideali e persino abitudini.

In questo testo , un realtà non un romanzo ma una raccolta di racconti i quattro protagonisti ognuno totalmente diverso, sono altrettanti emblemi di cosa il viaggio produce in noi.

Una fiat che prende il posto della decappottabile, l’estate stagione in cui la vita e l’energia è al massimo e della canzoni tracce di avventure tra il surreale e l’ironico.

Ecco che ci accompagnano con una scanzonata allegria che contiene, nascosta una sottile venatura di malinconia.

Perché forse è proprio quello che ci spinge a muoverci.

Un senso di disagio strisciante, un irrequietezza strana che anche nella migliore delle normalità ( ma in fondo esiste?) ci spinge a cercare il nuovo.

A cercare il cambiamento.

A cercare la libertà di essere, di esprimersi e di esistere.

127 Express è un po’ la versione moderna del Kerouac che sulla strada, tra le bettole, tra gli ultimi tentava di ritrovare se stesso.

E di fronte a un mondo che si rannicchia su se stesso, stringersi ai quattro pazzi, su quella fiat alla ricerca dell’originale nel banale, forse è l’unica strada possibile.

In fondo abbiamo tutti bisogno di un attimo di lieto e profondo vagabondaggio.

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