“Un estuario fecondo d’isole” di Simone Migliazza, Pluriversum edizioni. A cura di Alessia Piemonte

Attraverso la bellezza della parola, conservando la sua essenza distillata, per poter dare il senso di pienezza nella vita, decorando così in ogni istanti della vita di cui ne siamo a contatto, è ciò che vuole raccontare questa silloge di poesie.

L’autore, vuole portarci nella sua isola feconda, una tappa del viaggio poetico, per insegnare all’uomo l’arte della poesia; un lasciapassare, per cogliere, svelare, quel segreto, quell’ardore, quell’amore che ci ha impadronito e si accosta nella vita, ma che spesse volte non ce ne accorgiamo, o che sembra una chimera.

Quindi, imparare a confrontarsi con se stessi, e uscire dall’immobilità e dalla valanga di frammenti inutili, chiudere e cominciare da capo.

Un’indagine, a volte ironica, lasciandosi alle spalle tutto ciò che è superfluo e dare spazio all’essenziale, elaborata in momenti di stasi e riflessione.

Un quadro impressionista con i suoi colori infiammati, ribelli, come un assalto d’amore non più camuffato, ma che sia un punto di partenza per vivere nell’oggettività del realismo.

Uno studio per analizzare il dolore, ereditato con le esperienze personali,
o anche vissute di riflesso, e trasformarlo, con la sua immediatezza d’amore che incarna l’opera, attraverso il veicolo e il motore della riflessione, sondando così l’animo nei suoi movimenti interiori, fino a trovare quel paesaggio, spesso immaginato, per confinare l’oblio, e acquietarsi.

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