“La voce nera” di Gianmaria Ghetta, Delos Digital. A cura di Alessandra Micheli

Per anni e anni mi sono chiesta come è stato possibile che un ometto cosi gentile e forse fragile, dallo sguardo tormentato ma buono possa aver creato i personaggi che hanno allietato ( si avete capito bene allietato) la mia gioventù.

Il gatto nero, o Berenice o la stessa Ligeia o il dottor Piuma sono ancora oggi accanto a me.

Sebbene considerati terrificanti mia hanno sempre fatto compagnia come angeli custodi benevoli.

Forse solo un po’ oscuri.

In fondo Edgar, il mio Edgar è questo.

Nella sua poetica c’è e resta una sorta di poesia meravigliosa, dietro ogni orrore.

C’è una sorta di viscerale rifiuto per il mondo quotidiano.

E una volontà di sognare, non solo la notte quando tutti dormono ma anche nella fosca luce diurna.

Edgar Allan Poe lo conosciamo tutti.

Angosciato e geniale.

Eppure niente affatto il classico artista dannato.

Direi più malinconico e perseguitato da uno strano senso della fine e una fascinazione per una morte considerata quasi amica, come se fosse l’unica mano a stringerlo in un abbraccio.

Forse l’unica compassione in questo mondo che sembra sempre sopportare i diversi.

Compatirli.

Ma mai davvero accettarli.

Domande senza una vera risposta, che rendono Edgar ancor più affascinante.

Magari a influenzarlo è una voce nera, una voce di altre dimensioni che lo ha rapito e costretto a vivere avventure fuori dall’ordinario.

E sono i suoi racconti.

Che mai come oggi riescono a rivivere in questo libro.

Che a modo suo, un modo degno di lui, un po’ ci spiega cosa può aver spinto il nostro Poe a creare.

In fondo ogni artista lo ha fatto uno strano viaggio.

Nel mondo dell’ispirazione, nel regno delle meraviglie, cosi bizzarro e grottesco, cosi poco rassicurante eppure pieno di una magia che può solo sedurre.

E’ una liberazione.

E’ viaggiare in quei luoghi oscuri e essere..davvero se stessi.

Magari attratti dall’oscurità, senza per questo essere tacciati di depressione o di pessimismo.

Perché in questo libro la voce nera non è certo quella di un demone.

O forse è cosi che ci piace immaginare, e noi diversi, l’ispirazione.

È la capacità di muoversi attraverso il velo del tempo.

E’ la voglia di urlare con orgoglio la propria unicità.

Anche se fraintesa o non compresa.

E cosi dopo essermi immersa nella Voce nera, mi sento pervasa di un senso della meraviglia che so che non smetterà mai di parlarmi.

Grazie Delos

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