“Area 51. Dreamland” di David Anderson, Robin edizioni. A cura di Barbara Amarotti.

Andrew Gori, un avvocato italiano, si trova in Nevada, dove conta di trascorrere una spensierata vacanza all’insegna dell’astronomia, la sua grande passione, quando durante una notte d’osservazione vede qualcosa di strano: un oggetto volante è inseguito da due F15.

La vista di quella scena lo spinge a indagare e parte all’inseguimento, ma lungo la strada trova una giovane donna, evidentemente ferita, riversa lungo l’asfalto.

Lei è Susan Anderson, pittrice, ed è stata appena vittima di quello che appare a tutti gli effetti come un rapimento alieno.

L’avvocato si ferma a soccorrere la ragazza, tuttavia non può dimenticare ciò che ha visto e, dopo aver noleggiato una moto e grazie a una carta topografica, si ritrova davanti a una base militare dove viene prelevato da un gruppo di uomini armati.

“La vita dell’italiano era nelle sue mani e questo generava in lui una piacevole sensazione.”

Alla base militare tutti sono convinti che lui sappia molto di più di quello che dice, una cosa è certa loro conoscono Susan e ritengono che lei abbia un legame con l’italiano. Saranno degli altri uomini armati a far fuggire Andrew salvandolo da morte certa.

Ma perché tutti cercano Susan?

Una volta rintracciata dallo stesso gruppo che ha salvato Andrew lei racconterà la propria storia.

“Andrew, credo che la scorsa notte tu non abbia soccorso una donna stuprata, ma una persona che noi definiamo addotta.”

La giovane è vittima di abduction fin dalla più tenera età e la base in cui era stato imprigionato Andrew altro non è che la famosa Area 51 dove da anni viene studiata la tecnologia aliena per svilupparla a scopi militari, ma non è tutto.

Durante uno dei suoi ultimi rapimenti Susan è stata usata come incubatrice allo scopo di creare un ibrido umano-alieno ed ecco il motivo per cui è ritenuta così preziosa sia dai capi di Dreamland che da quella parte del governo che si occupa di tenere segreto il vero scopo della base.

A Dreamland non solo si studia la tecnologia aliena, ma anche le persone vittime di rapimenti ed è proprio grazie agli studi del medico responsabile della base che il governo ha scoperto l’esistenza di un virus in grado di fare milioni di vittime, inizialmente questo era prodotto dalle donne ibridate e colpiva il feto, ma successivamente ha iniziato a infettare le madri con esiti letali e potenzialmente utili per un eventuale guerra batteriologica.

Eoni fa mi capitò di leggere un libro che parlava di rapimenti alieni, con tanto di testimonianze delle vittime e dei medici che li avevano in cura.

Quel libro mi tolse il sonno per giorni, pensare che davvero si possa essere rapiti per subire degli “esami” non così dissimili dalla vivisezione mi atterrì.

Era l’epoca in cui il fenomeno X- Files era al suo apice e internet era roba per pochi, il mondo era sicuramente più ingenuo e, ve lo assicuro, lo ero io, tuttavia rileggere ora, seppure in un romanzo di fantascienza, le stesse cose mi fa ancora pensare “e se fosse tutto vero?”

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