“Il metodo Catalanotti” di Andrea Camilleri, Sellerio. A cura di Patrizia Baglioni

Non è semplice avvicinarsi ad un’opera di Camilleri senza aspettative, quando il protagonista è Montalbano, poi è quasi impossibile.

Bastano le prime pagine a far entrare il lettore in un mondo già noto in cui si parla per “busillisi”, dove per riferire si porta “carico” e i profumi della cucina siciliana invadono la fantasia.

E poi loro, il disciplinato Fazio, lo sciupafemmine Mimì e il maldestro Catarella, ritroviamo Montalbano, il Commissario.

Lui non è solo protagonista di fantasia, ormai è conoscente, amico, riferimento e punto fermo di lettori e spettatori.

Eppure qualcosa appare diverso, i termini siciliani marcano con maggiore forza la narrazione, sembra un ritorno alle origini.

E poi il teatro che si conquista un ruolo da protagonista.

La vittima infatti è il signor Catalanotti, usuraio nella vita privata e membro fondatore di una compagnia teatrale nel pubblico.

IL METODO CATALANOTTI è un lavoro sull’attore, che per interpretare un ruolo deve partire da un vissuto personale stimolato da provini personalizzati.

L’uomo mette alla prova gli attori per raggiungere il “similvero”, un’identificazione tra persona e personaggio scendendo pericolosamente nella psiche umana.

Un caso complesso a cui si aggiunge l’aggressione a Nico un giovane che fa emergere la situazione sociale ed economica di crisi della Sicilia dei nostri tempi.

La crisi ecco forse la parola chiave di questa storia. Il teatro rappresenta, i fatti di cronaca parlano e Montalbano, entra in crisi.

Si interroga sul suo ruolo professionale mentre soccorre un manifestante malmenato dai carabinieri durante una manifestazione, si accusa come cittadino di fronte a Nico e alla sua generazione di laureati senza lavoro.

E diventa un ragazzino alle prime armi di fronte alla giovane collega Antonia.

Lui sempre sicuro di sé, schivo verso gli stereotipi, si ritrova come i più comuni dei mortali a comprare abiti nuovi e profumi per mostrarsi più giovane.

Alla soglia della pensione, assaggia tutta d’un colpo la consapevolezza di ciò che non è più, ma quando riconosce il suo cuore innamorato, trova il coraggio di inseguire quel sentimento che sembra l’ultima avventura concessa.

Il rammarico verso ciò che è rimasto incompiuto, verso ciò che non è riuscito a portare a termine, sembra accantonato da questa nuova sfida per la quale è pronto a lasciare tutto. No, questo non è il Montalbano che conosciamo e mentre il lettore “stramma”, lo percepisco il sorriso divertito del Vecchio Leone, che con tocco magistrale cancella il personaggio e ci restituisce l’uomo Montalbano.

Applica su di lui il Metodo Catalanotti lo mette sotto esame con la più infida delle prove: l’amore.

E mentre ce lo offre ferito, insicuro e con scarso appetito, gongola per il colpo di teatro magistrale.

Camilleri poteva avere gioco facile, riproporre una struttura consolidata, irresistibile perché stabile e invece rischia per fedeltà, più che verso noi lettori, verso Salvo Montalbano.

Forse era un atto dovuto.

La storia è come sempre dinamica, i dialoghi trascinano il lettore tra i vicoli di Vigata che mandano in confusione Catarella con scene esilaranti, ma a lui siamo abituati.

Lo strumento comico stavolta è Mimì che si perde un morto e fatica non poco per ritrovarlo.

Chiudo il libro grata, per essere nata nella generazione che mi ha fatto incontrare un grande autore come Andrea Camilleri.

Grazie maestro per sorprenderci ogni volta, grazie per averci donato il mondo di Montalbano.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...