“Lo spettro di Caino”di Matteo Cilenti, Scatole Parlanti edizioni. A cura di Vito Ditaranto.

Quando entrai come vigile permanente quarant’anni fa, non c’era posto qui nella mia città, e noi nuovi dovevamo tutti stare qualche anno fuori. Siccome non avevo motivi impellenti per rientrare subito a casa, decisi di girare un po’ di caserme al Nord, per fare esperienza. Nella mia peregrinazioni durata più di dieci anni, toccai quasi tutti i comandi più grossi e importanti della zona. In alcuni rimasi anche qualche anno, mentre in altre località fu una semplice toccata e fuga…”

A differenza del tempo, il passato ritorna, in un modo o nell’altro trova sempre il modo di infiltrarsi nella nostra vita.

Può farlo mascherato da ricordo, nascosto in una fotografia che avevamo dimenticato, … osservi la fotografia e dopo avere visto (quasi compiaciuto), che il tempo passa per tutti, ecco che il passato invade nuovamente la tua mente.

Riaffiorano ricordi, emozioni e sensazioni (più o meno piacevoli) che pensavi di avere dimenticato, o quantomeno, a cui non avevi pensato più, ma loro rinascono come la Fenice dalle sue ceneri e… pensi, rifletti e la mente inizia una macchinazione infinita.

Il continuo rimuginare, fa sopravvivere i ricordi spiacevoli finché capisci che con i propri fantasmi, bisogna avere un dialogo e non lasciare cose in sospeso; quindi decidi di rivedere dal vivo ed affrontare il ricordo, per chiarire definitivamente le cose.

Ti accorgi che rivedendo dal vivo il tuo ricordo, tutto svanisce, affiorano sentimenti diversi e più maturi dei precedenti.

Sono sempre stato terrorizzato dal passato, ho sempre evitato che si infiltrasse nella mia vita per paura che insieme a lui, ritornassero emozioni negativi, invece, con il tempo noi cambiamo e le persone cambiano.

Tornato a prestare servizio nella sua città natale dopo un decennio fuori sede, un vigile del fuoco, chiamato trent’anni dopo “il Maresciallo” dal collega giovane a cui racconta l’intera vicenda, s’imbatte in una serie di morti misteriose. Scoperta per un caso fortuito, in una caserma di pompieri della bassa pianura padana, una vecchia foto ritraente la squadra di cui facevano parte i deceduti, il Maresciallo, spinto dal proprio istinto e sostenuto da un vecchio amico ispettore di polizia, comincia a indagare. Dopo approfondite ricerche e vari interrogatori, scoprirà l’amara verità: la sete di vendetta può toccare chiunque, come l’omertà di chi si rende complice di un crimine impunito.

Una morte misteriosa, una foto sbiadita, un vecchio pompiere in pensione in vena di confidenze, un giovane collega che ascolta, la grande pianura, il fuoco, l’acqua che lo doma.

Il dolore rovescia la vita, ma può determinare il preludio di una rinascita.

Un modo che diviene l’incontro di due mondi che si mescolano mirabilmente, passato e presente.

Un mondo fatto di uomini nati per rincorrere il vento.

La trama è complessa ma perfettamente concatenata, e ogni singolo personaggio si imprime nella memoria per un particolare seppur minimo e poi torna, a sorpresa, dopo tante pagine, perfettamente riconoscibile, come un attore uscito di scena che avesse atteso nel camerino, con il suo carattere e la sua insostituibile funzione. La trama è ben congeniata, lasciando nel dubbio il lettore sulla verità finale, che verrà svelata sol nel finale.

Lo stile della scrittura garantisce una lettura piacevole. Si tratta di un libro scritto bene.

Il ritmo della narrazione non risulta per niente noioso.

La lettura è stata per me un ostinata presenza, intollerabile realtà, interminabile provocazione, ineccepibile alternatività, scomoda, inquietante, demoniaca. Il protagonista è stato “Sublime”.

Così come sublimi sono i sobbalzi spazio-temporali, tra presente e passato, che Matteo Cilenti crea in maniera ineccepibile e che rendono la narrazione stessa più interessante.

Vita e morte, gioia e dolore, paura e coraggio…tutti dobbiamo saper affrontare ora l’uno, ora l’altro aspetto…

Questo libro mi ha riportato indietro nel tempo, addirittura a quando frequentavo la scuola elementare e la maestra quando leggeva libri che creavano atmosfera ci faceva chiudere gli occhi e ascoltare la sua voce che impersonava i vari personaggi e leggeva il libro… e così non era difficile immaginarsi le streghe pelate, con unghie affilate e senza dita dei piedi…

Rileggendo questo libro ho rivissuto nuovamente quelle sensazioni, anche se non ci sono streghe pelate, con unghie affilate e senza dita dei piedi…

È incredibile come sia coinvolgente questa storia dolce/amara.

Lo stile dello scrittore non solo è impeccabile, ma è capace di trasportarti all’interno del libro, di sentire i protagonisti parlare, di vedere le loro facce e il loro sguardo!!

Insomma, un bellissimo libro che ha avuto il pregio aggiuntivo di farmi ritornare per un attimo un po’ bambino.

“Lo spettro di Caino” bascula con un meccanismo preciso e bilanciato tra due “mondi”, la vera forza, il mondo passato e quello presente.

I continui flashback con una ricchezza emotiva, riescono, -cosa non da poco- a comunicare con la dovuta efficacia il difficile ruolo del destino e la scelta, forzata o meno, che questo inevitabilmente provoca nella nostra vita.

Siamo tutti capaci di fare del male quando lasciamo scorrere liberamente i nostri pensieri angosciati, ma solo passando all’azione diventiamo colpevoli.

Tra il pensiero e l’azione esiste la volontà, confine solido e strutturato che ci permette di orientare la nostra esperienza.

Spero di aver interpretato al meglio ciò che l’autore intende trasmettere con la sua trama.

“Lo spettro di Caino” è un giallo che consiglio a chi ama il genere, perché sono certo che lo apprezzerà.

***

Ora “Sorridi”. E quando avrai un momento di smarrimento o indecisione, fermati, aspetta e senti il tuo cuore.

a mia figlia Miriam con infinito amore…vito ditaranto.

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