“Sotto il ponte del diavolo” di AS Twinblack. A cura di Alessandra Micheli

Della nostra Twinblack ho letto praticamente tutto, anche quei romanzi che ancora dovevano essere pubblicati.

Quindi, oso affermare che conosco benissimo il suo stile.

E cosa accade in questi frangenti?

Che nella lettura procedi spedita e, ammettiamolo, un po’ trofia.

Hai l’arroganza di sapere, di conoscere ogni anfratto della personalità di chi scrive, convinta di avere oramai solo certezze e nessuna sorpresa.

E cosi il mondo del libro che è senziente, ( rubando le parole alla brava Moscoloni) trova divertente, con un pizzico di malignità, sconvolgere ogni convinzione.

Anzi la distrugge proprio.

Ed è quello che accade con sotto il ponte del diavolo.

Per tutti voi che avete avuto il piacere e l’onore di leggerla, vi avverto: troverete qualcosa di inaspettato.

Non la trama o forse anche per quella, ma per le atmosfere ivi immortalate.

Gotiche, oscure e al tempo stesso incantate.

Pur ritenendo tale termine avulso da ogni definizione bonaria.

Troppo spesso riteniamo incantati i luoghi pieni di sole, di beltà, di armonia e tendiamo a definire terrificanti quelli adombrati dalla bruma caliginosa del mistero.

Non è proprio cosi.

Incanta anche il luogo di tenebra.

Incanta anche un sepolcro.

Proprio perché il termine usato indica semplicemente la capacità di qualcuno, qualcosa o di un ambiente di intessere una sorta di malia avvolgendo la mente di sensazioni non coscienti.

Sensazioni nate dal profondo, in quel contenitore di miti e archetipi definito perfettamente da Jung ombra.

Ecco che il ponte del diavolo, luogo di passaggio, luogo in cui le dimensioni si sfiorano è e resta incanto.

Tramite quelle pietra atte a costruire un passaggio sopraelevato dal fiume si può penetrare in un altro dove, anche per sfuggire alla banalità di un male che è ancor più pericoloso del mondo numinoso.

In fondo, ne fantasmi, ne demoni, ne popolo del sidhe sono da temere.

Se accade è perchè rappresentano il diverso, ossia qualcosa che esula dal consueto e ci costringono a rimettere in discussione ogni fallace certezza umana.

Ecco cosa ci spaventa.

Il cambiamento che il magio porta con se, il balzo evolutivo che trasforma il nostro cervello e gli impulsi a esso collegati.

Ma non è una reale perdita, o un dolore.

Certo comporta una sorta di fisico disagio: cambiare è avvertito da noi contro natura, noi che abbiamo dentro la biologia il senso della differenza quindi della trasformazione.

Miliardi di cellule ogni attimo diventano altro.

Crescono, muoiono e rinascono.

E’ tutto una sorta di schema mentale che ci difende dall’idea assoluta, libera ma terrorizzante che nulla si crea e nulla si distrugge.

Ecco che il ponte del diavolo e ogni sua leggenda diventa un sorso di eternità, il senso ultimo del dramma umano quello del vivere.

Pertanto, nonostante questa sensazione di sogno, anche perché no, affatto luminoso che accompagna il testo, a farci paura è il mondo degli umani, non è il bosco e i suoi sussurri.

Non è il suo strano equilibrio, neanche la possibilità che ci si presenti, alla fine del ponte un essere tutto nero, con una coda svolazzante.

No.

Il terrore vero viene dal mondo consueto, da quello dominato dalle leggi societarie da uomini che rinnegano in un atto blasfemo l’ordine cosmico di cui, il bosco si fa portavoce male, quindi non è il mistero e persino il limite tra noi e il mondo sacrale.

Non è la bestia feroce o l’uomo nero.

Ne il selvaggio che rifiuta, in todo, la civiltà.

E’ proprio colui che vie e cammina in mezzo a noi.

Chi dice di proteggerci e ci usa per ottenere una sorta di sicurezza, data dal dominio.

Sono gli uomini a doverci terrorizzare.

Uomini che diventano sempre meno umani.

Uomini che nonostante l’istinto al raggiungimento della perfezione, amano sguazzare nel torbido e nella decadenza.

Ecco che il giallo di provincia di Twinblack diventa quasi una sorta di monito: attento Cappuccetto rosso.

Ma non la lupo.

Ma la cacciatore.

Perfetto, ammaliante e degno del nome che porta: thriller.

Capì d’aver ucciso per essere qualcuno

Capì d’aver amato il giorno di nessuno

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...