“La notte dell’equinozio” di Mauro Ignazio Alò, Alter ego edizioni. A cura di Alessandra Micheli

Mi conoscete oramai abbastanza bene, per capire che quando un libro mi entra dentro, sono incapace di recensirlo.

Non che io sia Pampaloni, sia chiaro.

Ma in genere riesco a parlarne, illustrando i tratti che hanno stuzzicato il mio interesse e quelli che ritengo degni di essere evidenziati.

Nel caso del libro di Alò, beh dovrei sottolineare ogni capitolo.

E’ un testo intenso, non un semplice thriller anche se la conclusione vi farà tremare.

E ci sono tanti, troppi argomenti degni di essere sviscerati.

E forse non sono la persona adatta.

Posso però raccontarvi cosa ho provato leggendolo e quali atmosfere l’autore è riuscito a evocare.

Qua è il doppio tanto amato dai migliori autori a essere protagonista.

Gli altri sono comparse.

L’ombra accompagna ogni pagina e di deride, deride la nostra costante volontà di ignorarla e forse di dimenticarla.

E’ un ombra al servizio della scienza, quella che da Hyde in poi fino all’orrore di Fransktein seduce chi vuole rendere intellegibile l’universo. E sopratutto la vita. E’ possibile agire sul cervello?

E sopratutto è giusto, eticamente dico, ricreare la vita e sostituirsi a Dio?

In questo testo sono i traumi a essere protagonisti.

Odiati, considerati pericolosi, degni di biasimo e di rabbia sono l’oggetto di ogni strale e di ogni disapprovazione sociale.

Un uomo che ha questi turbamenti non è accettato da una società che agogna alla perfezione.

Va ostacolato e la sua ombra comandata.

Ma da Doyle, fino a Wilde ci hanno dimostrato che questo lato oscuro non può essere comandato.

E questo vive di eventi negativi, quelli scioccanti, quelli che lacerano e forse uccidono la mente.

E chi riesce a dominarli in fondo è dio.

Rimuoverli addirittura.

Rendere la coscienza e il cervello una tela su cui riscrivere altre storie è sostituirsi a dio.

Il nostro Elia è un uomo che ha perso se stesso.

E’ un uomo che vive al bui, incapace di accendere la luce su se stesso. Cerca.

Cerca invano di trovare i suoi ricordi, persino quelli brutti.

Ma non trova altro che un eco agghiacciante, un silenzio affatto piacevole.

Ha perso se stesso.

E forse la sua unica possibilità di crescere.

E’ la stasi a invade il romanzo con la sua devastante forza.

E a renderlo claustrofobico.

La verità che si cerca si nasconde a noi ghignante e dispettosa.

Forse non siamo degni di riceverla, proprio perché rei di allontanare la sua madre, il dolore.

E cosi capiamo che è proprio in quell’emozione da noi tanto odiata, temuta vilipesa che la verità si nasconde.

Ed è in una di quelle notti strane in cui luce e ombra, per un attimo si trovano che può essere afferrata.

Saremo mai in grado di fissare i suoi occhi di brace?

Un libro affascinante e al tempo stesso tenebroso ci accompagna con il suo ritmo incalzante, incapace di dare una tregua al lettore.

Ed è solo quanto la notte ( buio) è capace di abbracciare il giorno ( la luce) in un attimo soltanto, che la realtà brilla davanti a noi, in ogni sua sfaccettatura.

Anche quella che non vorremmo mai vedere.

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