“Aforismi e poesie da un quadro di un barbone” di Andrea Ciucci. A cura di Rosa Sagripanti

L’opera si apre con una prefazione dalla mano ferma e decisa che, sicuramente, guida il lettore agli scritti successivi di carattere sociale, etico ed, in parte, anche emotivo: gli aforismi dell’autore donano una visuale diversa, nuova ed originale nella speranza, forse, di un cambiamento verso un qualcosa di altro, di migliore, in vista di una pace che viva nel seno e nel senno degli uomini, in vista di un amore e di una felicità contagiosi.


Il flusso della prosa delle prime pagine dell’opera sfocia nell’intimità della poesia, una poesia dolce, tenera, ma anche guerriera, che ha conosciuto il dolore ed anche il suo opposto, nei meandri degli occhi della persona amata, di un ideale appartenente alla tradizione classica, della morte e della paura.

La vita, l’esistenza, la consapevolezza di sé sono colonne portanti degli scritti dell’autore Andrea Ciucci, che mostra vita ed esperienza in un fiore colto a primavera, che mostra la fragilità in un farmaco amaro: anche le anime sanguinano.


L’abbandono.


L’abbandono è atroce: un per sempre sibilato da labbra che mentono, che si perdono, utilizzando le parole del poeta – nell’eternità di un momento -.
L’abbandono è situato nei campi di sterminio: Auschwitz, Birkenau, Mauthausen, dove l’uomo ha lasciato vita, ma anche morte, senza dignità, senza qualcosa che lo rendesse ancora umano e cittadino, cittadino di un mondo ancora troppo straniero, dove le guerre vengono combattute da altre guerre e così via, nella cecità di una folla in voga, pronta a spezzare lance anche sulle spalle sorelle, dimenticandosi che non esiste arma più forte e potente dell’amore che ci appartiene.


L’amore è arma contro la violenza, ma anche cura e farmaco: trovarsi con la persona amata
– nella notte in cui piovono le stelle- nel desiderio di un’onda che cresce e poi affoga, è la linfa dell’inchiostro dell’autore, che vi trova ragione di vita e, al contempo, di morte.


La diversità di un mattone, l’anticonformismo del colore, l’unione indescrivibile del corpo con
l’anima e dell’anima con la propria ombra, la solitudine del giorno, il silenzio della notte, la bocca di un ubriaco nei vicoli del mondo e quella della persona amata o, meglio, dell’amore della tua vita che si siede al tuo fianco e ti accarezza la mano- sono le immagini meravigliose che il poeta dona al lettore, dal fiato spezzato, da enjambement ed emozione, nel quadro che si crea di fronte ai suoi occhi incantati, davanti la cura dei termini usati.


I versi sciolti sembrano suggerire al lettore un’immensa idea di libertà, di infinito ed indefinito, entro cui immergersi in una poesia senza meta, per volare con le ali di una rondine, o di un gabbiano, con il desiderio di arrivare sempre più in alto e di sbattere le ali, seppur con il timore di cadere e farsi del male: per certe cose, forse, vale la pena rischiare, per certe persone, forse, vale la pena di non dormire, senza truccarsi di artefatti o di inganni, senza snaturare la purezza di ciò che si trova nel petto di ognuno.


Sono scritti intesi, che danzano fra i sentimenti e polemiche sociali, dalle quali emerge l’urgenza di dire qualcosa, che si trovano in vari spazi e in vari tempi, nella primavera colorata e baciata dal sole e nelle mura di una camera chiusa, perché infetta, perché in quarantena.


Parole che fanno bene al cuore e all’anima, che attraversano la mente ed il corpo, che vivono nel breve, ma anche nel lungo periodo, che affascinano il lettore, trascinandolo in una continua ed estenuante sete di sapere, di lettura e di bellezza.

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