“Blues per i nati senza un cuore” di Ferdinando Salamino, Golem edizioni. A cura di Alessandra Micheli

Come posso esimermi dallo scrivere questa recensione, senza ascoltare un po’ di blues?

Impossibile.

E sarà anche difficile parlavi dell’ultimo capitolo delle avventure tragiche e educative almeno per noi lettori di Michelino.

Oggi mi da il suo addio, lui e i suoi demoni lui e quel cellophane che conosco bene, perché ricopre anche il mio di cuore.

Ovattato contro un mondo difficile, tosto, duro e forse incapace di accettare e accogliere ogni persona fuori dagli schemi.

Michele, io e forse molti altri apparteniamo alle schiera degli invisibili che per sentirsi anche solo guardati, si tagliano non tanto faccia e braccia, ma cuore e anima.

Perché è il dolore che ci fa esistere, proprio quando ci sembra di scomparire.

Ed è cosi che inizia la sua avventura.

Con quel terrore strisciante di diventare solo un lontano evanescente ricorso.

Di scomparire tra la massa di quegli ultimi di cui ci parlerà i margini della notte.

Ogni libro è unito all’altro da un cordone ombelicale che profuma di rimpianti, di e se e di sogni distrutti.

Da noi stessi, perché abbiamo dovuto, e mi ci metto io in primis, romperli per avere delle armi contro quel mostro che minacciava ogni istante la nostra speranza.

Speranza di trovare un appiglio a un mare in burrasca.

Speranza un giorno di essere sermplicemente guardati.

E accettati con tuta la stranezza che gravava sulle spalle.

Perché io sono convinta che se Michelino fosse stato visto, la sua storia non sarebbe stata scritta.

Che se solo avesse avuto intatto il suo mondo segreto, Salamino non si sarebbe preso l’onere di raccontare questa storia e non lasciare che si fondesse con il nulla.

Ogni libro racconta un pò il dramma di oggi.

Lo scomparire, che sia dietro un segreto, un sottobosco urbano, un margine, un istituto o una chimera.

Bella, raggiungibile e a portata di mano, parco giochi di chi è vinto e si sente vinto dal mondo.

Ecco che il blues continua a suonare.

E ogni nota è una goccia di sangue a bagnare il nostro oggi.

Una nota amara, una nota disperata, una nota rassegnata.

Un grido o solo un bisogno, il nostro bisogno di essere visti.

Da chi in questo blues esce privato dalla dignità e quindi più comprabile, reso oggetto nelle mani del padrone di turno.

Il blues non smetta di suonare.

E nel mio cuore avvolto dal cellophane compie il miracolo: le sue adunche mani lo rigano, lo lacerano, fino a liberarmi.

Ed è come rinascere.

E’ come respirare di nuovo.

Cosi come oggi, in questo dramma che è un po’ il nostro, Michele respirerà anche lui.

Liberandosi dai suoi tentativi di combattere i demoni.

Abbracciandolo questo male e facendosi trascinare con lui.

E cosi un un ultima struggente nota, di chiude il sipario.

Forse non si sono riparati tutti i torti.

Ma la realtà ci viene mostrata senza veli, senza fronzoli senza la patina di rispettabilità.

Ed è simboleggiato dal quartiere modello, nelle cui viscere si agita lo stige, tenuto lontano dalla vita apparentemente stabile.

E non abbiate paura.

Quando il fiume infernale invade le perfette strade, quando la verità erutta come un vulcano distribuendo lava e lapilli allora inizia la vera rinascita.

E forse Michele non è mai stato tanto vero come nelle ultime battute: quando sconfitto china la testa e piange, accettandosi per cose è sempre stato, un piccolo spaventato guerriero vittima di un mondo che forse, non ci h MAI voluto cosi tanto bene.

Eppure in quell’attimo di sconfitta, in quell’attimo in cui il mondo ghigna vittorioso, lui è mai stato cosi vivo e vincente.

Grazie Michele.

Per avermi accompagnato fino a qua.

Adesso tocca a me accettare il dolore, la sconfitta e la mia imperfezione.

E abbracciare, un po’ come ahi fatto te la verità: siamo tutti in cerca di un sorso di paradiso.

Siamo tutti alla ricerca di un occhio compassionevole che ci possa guardare.

Ma il problema è che quello che cerchiamo, è dentro di noi.

E solo guardando l’altro, il suo amore perduto Michele si ritrova.

A volte è solo abbracciando la sconfitta…che si vince davvero…

Il blues si ferma.

E’ notte e la nota sfuma nel silenzio.

E’ la fine, la pellicola si riavvolge.

Forse è conclusa.

Forse ha detto tutto ciò che poteva dire.

Allora non ci resta che brindare alla notte, con un calice di luce di stelle.

E ringraziare chi adesso è solo un ricordo sbiadito.

Non so spiegarmi

È come se adesso

Trovassi la mia liberazione

Come staccarsi da un mondo

Che non ti ha mai voluto bene

Indifferenza, la gente che non ha più niente da dire

Adesso io posso, adesso io voglio

Per l’ultima volta respirare

Michele Pecora

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