“Homo, arte Scienza” di Pietro Greco, Di Renzo editore. A cura di Alessandra Micheli

All’inizio non c’era divisione.
Tutto veniva emanato da un energia spiegabile sia in numeri che in versi.

La bellezza li legava, una fatta di armonia e di leggi che rispecchiavano il cielo. Cosi in cielo e cosi in terra.

Mentre la curiosità umana accoglieva l’invito del numinoso a indagare e nominare il mondo che ci circondava, l’arte e la letteratura donava loro la profondità che gli spettava.

Cosi il numero aureo era si matematica ma anche ritmo e suono primordiale. Era illusione e poesia, era leggiadria e regola.

Nulla si distingueva, gli uomini e sopratutto quelli curiosi, gli scienziati non si esimevano dall’amare anche il regno dell’immaginario.

Pleroma e creatura danzavano assieme.

Ed è dalla loro danza che è nata la nostra civiltà.

Poi qualcosa li ha disuniti.

Come tra fratelli una lite per la supremazia, per essere i prediletti dal padre ha creato una cesura.

E da questa fessura è entrata polvere, marcio, e perché no scorie.

E sono queste che hanno acuito la distanza.

E oggi noi soffriamo di questa dicotomia tanto amata da Cartesio: realtà e illusione, mente e natura, spirito e meccanico.

Siamo inondati dalla schematizzazione e da una gerarchia inutile.

La scienza perde la poesia e diventa solo calcolo e struttura.

La poesia perde la scienza e divenuta solo vaneggiamento senza regole.

E entrambe soffrono di solitudine.

Proprio perché nati dalla stessa energia, chiamata dio.

Questo è il dramma.

Togliere dalla matematica lo stupore, dalla fisica il senso di meraviglia, dalla storia la fantasia le rende scialbe, orpelli per un ego smisurato.

E togliere la bellezza del numero e delle coordinate dall’arte la rende un mero esercizio presuntuoso senza significato ne senso.

Una semantica adatta a bambini che si viziano dell’idea di essere priori, senza che si abbia il confronto.

Ecco che l’uomo, nato con quel senso unico del pensiero dalla notte dei tempi ha creato questo mondo fatto si di struttura ma anche di sottili legami.

E in quei legami noi troviamo ciò che serve per tenere assieme incollato questo mondo.

Uomo, arte e scienza sono un tutt’uno indissolubile ogni regola armonica esiste appunto il senso dell’incanto, della proporzione, dell’equilibrio.

Tutto dipende dall’altro in una rete, in una ragnatela che è al tempo stesso materiale e sogno.

Perché senza sogni, nessuno scienziato ha avuto il coraggio di superare il limite.

Ed è questo libro che restituisce unità alla divisione scellerata di un essere che è forse meno uomo e troppo oggetto.

Che ha perso la volontà di lasciare che l’incanto si manifesti.

Nell’arte, letteratura o numero.

In fondo l’arte è connessa alla regione tramite l’evoluzione, la fusione essendo in fondo fratelli di uno stesso punto originario.

E ispirazione.

Perché sia Hugo che Newton in fondo, hanno aspettato un segno, un simbolo per entrare a passo danzante in quella regione ctonia che è preclusa a chi non ha il potere dell’immaginazione.

E allora ritroviamo quello che per troppi secoli ci hanno tolto, riuniamo i fili e intessiamo di nuovo, grazie a Pietro Greco questo arazzo.

Non ce ne pentiremo.

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