“Uomo Ragazzo, Nemo” di Damiano Dario Ghiglino. A cura di Raffaella Francesca Carretto

Qual è il nostro posto nel mondo?

Cosa ci spinge a continuare incessantemente la ricerca di un luogo, e di noi stessi?

Vaghiamo, errando quasi senza guardarci indietro, guidati dall’istinto o magari da scelte dal volto mutevole, ebbri di aspettative, e nostalgici.

È logico sentirsi in trappola?

O magari intrappolati in una realtà che forse non è tale?

E mentre si accarezzano dei ricordi, si è catapultati in un’esperienza parallela, fatta di profondità e incertezze, di dilemmi e speranze.

Nel romanzo si ha l’impressione di vivere la lettura a ritmo cadenzato, con un avvicendamento delle fasi della vita attraverso delle esperienze descritte al limite della sopportazione, e attraverso un ritorno al passato per mezzo di ricordi, in un’alternanza, quasi un balletto, tra memorie ed esperienze attraverso le immagini di un vissuto che si allarga nello spazio e nel tempo.

Tutto il bagaglio della vita che ci accompagna, ci affanna.

E a volte ci si perde..

E da qui l’importanza di essere sempre se stesso, vivendo appieno esperienze, forse con l’incoscienza della giovinezza, seguendo il proprio istinto e i sogni, accettando tutte le ferite che, nel tempo, segnano l’animo e il corpo.

Ferite e traumi.

Ma anche contatto umano.

E contraddizioni.

Ecco, io ho letto tutto questo in Ragazzo, uomo e nemo.

Un testo interessante, forse anche disarmante, in cui si fa strada anche un forte senso di inadeguatezza(quella che ho provato io) di fronte a un’opera che è ricca di spunti di riflessione e al contempo carica di emozioni.

La storia porta il lettore a essere lo spettatore di una lettura introspettiva che si evolve nel racconto delle esperienze sia di Eric che del ragazzo e di tutti gli altri soggetti che imprescindibilmente sono legati tra loro da un filo conduttore.

Il libro ci porta a conoscere Eric, un giovane ragazzo, che si lascia alle spalle quelle che sono le sue radici, e intraprende un viaggio nel mondo forse spinto più da una voglia di libertà o da un desiderio di fuga da un mondo che gli sta stretto, alla ricerca di sé stesso ascoltando la voce della propria inquietudine, piuttosto che inseguire qualcosa o qualcuno.

Eric intraprende il suo viaggio per il mondo per incontrare qualcuno conosciuto in una chat.

E da questa sua scelta iniziale, ne seguiranno altre che lo porteranno ad affrontare la sua sessualità, le sue angosce e anche le sue ferite.

Il testo stesso è un viaggio che si alterna tra le esperienze personali raccontate da Eric e il racconto del vissuto del personaggio protagonista del libro da lui scritto, e poi distrutto dallo stesso Eric che ne è autore.

Non il libro che gli ha fatto vendere talmente tante copie da renderlo ricco, ma uno scritto in precedenza, durante i suoi viaggi nel mondo, un libro che forse è proprio lo specchio dell’animo inquieto dello stesso Eric, ma che potrebbe essere anche la rappresentazione delle ferite di ciascun lettore.

Perché il ragazzo si muove nel mondo col suo bagaglio che non è solo reale e materiale, quella valigia rossa che si trascina dietro, ma è anche carico di sogni (forse infranti), desideri e forse anche speranze, ma la forza del ragazzo sta anche nelle esperienze vissute nel quotidiano e nelle persone con cui si rapporta.

È un racconto nel libro.

È un processo creativo teso a far viaggiare, non solo nel mondo reale, perché i viaggi sono parte integrante della storia, molto dettagliati e suggestivi, ma anche nel mondo interiore dei protagonisti, e forse anche di chi legge.

Durante la lettura di fatto ci si ferma a pensare, vivendo in parallelo le esperienze raccontate.

O almeno ci si prova a immedesimarsi nei panni ora di Eric, ora del ragazzo.

E ci si rende conto della brutalità di alcune suggestioni, proprio per la forza con cui si viene spinti subito nelle vicende narrate.

Ci ritroviamo quindi quasi a lottare con il nostro pensiero, per cercare di collocare ragazzo nel contesto presentato dall’autore, e che quasi sembra collimare con la figura di Eric; ci ritroviamo a seguire la crescita de Eric, e del ragazzo, sino a scoprirlo uomo nel suo racconto.

E poi forse ritrovarlo nemo, alla fine della storia.

Perché poi, in realtà, siamo tutti un po’ nemo, o no?

La storia a cui ci avvicina l’autore è un vissuto di un ragazzo che si muove nel mondo e, attraverso la sua voce e il flusso dei suoi pensieri, ci porta a vivere esperienze che lo conducono alla ricerca della sua vera identità, anche attraverso varie tappe della sua esistenza.

È un racconto che nell’insieme ci consente di affrontare il nostro stesso mondo, e il nostro percorso nel mondo.

A prescindere dalla storia, quella di Eric che racconta le sue esperienze di vita e quelle del protagonista di un suo libro, che lascia tutto per allontanarsi da ciò che rappresenta il suo passato che lo etichetta come “diverso”, il libro ha il grande pregio di metterci a confronto con noi stessi per come appariamo e col nostro io, coinvolgendo in sensazioni disarmanti e talvolta destabilizzanti sino alla fine della lettura, che lascia un segno.

Proprio come quello che ciascuno di noi lascia nelle vite di chi incontra sulla sua strada.

A chi sarà incuriosito e lo sceglierà, buona lettura!

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