“Mia cattiva sfera” di Angelo Airò Farulla, Genesi editrice. A cura di Patrizia Baglioni

Angelo Airò Farulla ci ha già abituati ad un modo diverso di narrare, al punto di vista divergente e alla complessità.

E per fare questo serve l’audacia dei saggi, di chi la realtà la filtra attraverso la propria essenza. MIA CATTIVA SFERA non è solo un libro, è una cifra, un modo a sé di raccontare il mondo.

L’autore diventa strumento di divinazione e racconta, stradice e si appoggia pericolosamente al limite, tra prosa e poesia, tra saggezza e follia, tra spirito e materia, tra vita e morte.

Eccola la morte, protagonista della sfera, ricercata, immaginata e quasi esperita, torna col suo passo costante e si fa compagna di ventura.

“La morte verrà come un’ombra sulla collina,

come un crinale scoperto su un altro lato,

come un morto che viene a prenderti

solo per salutarti un’ultima volta.

La morte verrà come una luce sul

mare, come qualcosa che non c’era

e perisce; verrà come un pesce che si spegne nell’acqua

che viene e che va, come

un’inclinazione.”

Il fatto è che nonostante le tessere del gioco siano tante e diverse, esse nell’insieme trovano un senso e il lettore resta assorto, preso e trasportato tra le parole.

Le lettere da simboli inespressivi, trovano forma e questa, vale quanto il senso.

La poesia si costruisce nell’intuizione e Farò la usa con abilità stilistica e profondità da scafandro. Scende negli abissi per approcciarsi all’oscurità, ma invece di scoprirla la porta con sé e si adegua ad essa.

Nel suo viaggio per estremi il poeta viene anche sfiorato dall’eternità che “ha una sala per i ricevimenti”.

Qui si ritrovano, demoni, statue e una sfera su cui si rispecchia la luna in un freddo innaturale, disumano.

Ecco il piano dello scritto, il termine del viaggio estenuante: la singolarità trascendentale che tutto coglie e lascia scappare.

Essa non ha armi per trattenere ciò che intravede e la luce da guida del cammino diventa tentatrice infingarda.

Farulla ci mette alla prova con MIA CATTIVA SFERA, destabilizza la sensibilità e sperimenta la libertà di non trattenersi.

Egli esterna, rovescia su di noi il suo sentire, non è nostro compito comprendere, ma fluire attraverso i suoi scritti.

Chi l’ha detto che la complessità in letteratura non serve?

Essa è perla rara ma Farulla ne attesta l’esistenza e la mette al nostro servizio.

Solo in questo modo si può trasformare la lettura in una esperienza inattesa.

***

Angelo Airò Farulla è nato nel 1981 sul confine ventoso che divide il Mar Ligure dal Mar Tirreno. Ha pubblicato: Ouija di Stoker Hunt, traduzione dall’inglese, Edi­zioni Mediterranee (2016); La finestra, collezione di paesaggi in prosa, MdS Editore (2019); Racconti da incubo di H.P. Blavatsky, traduzione dall’inglese, Edi­zio­ni Studio Tesi (2020); Il pittore d’icone, novella, ri­vi­sta Pro Arte (2020); Mia cattiva sfera, poesie, Genesi (2020).

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