“Dryaden.La leggenda di Dryadem” di Marie Albes, The Pink Factory Publishing. A cura di Patrizia Baglioni

Devo scrivere prima che l’atmosfera svanisca.

Dryadem è una di quelle storie che lasciano impregnato il lettore di profumi, immagini vive di una dimensione quasi onirica dove personaggi, mistica e mitologia si fondono in un racconto dalle emozioni forti e coinvolgenti.

Resistere non serve, perché se non si rimane incantati dalla leggenda della Driade, Ayres e James vi conquisteranno.

Già dal primo incontro essi che sono sempre stati “i diversi”, i nerd della situazione o gli strani e incompresi, si scoprono simili, forse troppo.

Entrambi diffidenti, a volte arroganti e cinici, si tengono a distanza per proteggere i propri segreti e soprattutto il dolore che li attanaglia.

Eppure basta uno sguardo ad unirli nel magnetismo dei prescelti.

Inizia così la loro storia: una avventura che metterà a rischio la loro vita e li porterà a scoprire se stessi e purtroppo i propri limiti.

Ciò che è certo è che per ogni cenno di felicità il dolore da pagare è infinitamente più grande.

Non è una bella partita da giocare, soprattutto quando si parte in svantaggio, quando si deve combattere contro una strega dai poteri oscuri che li minaccia con la forza delle sue maledizioni. Ma partiamo dall’inizio.

Chi è Ayres?

In apparenza una semplice ragazza dalla vita programmata, studia, lavora in una biblioteca e in un negozio di fiori.

Va più d’accordo con persone più grandi di lei piuttosto che con i ragazzi della sua età.

Si è allontanata dalla famiglia perché il senso di colpa per un incidente del suo passato, pesa ancora sulla sua coscienza.

Nonostante i paletti e la distanza che la ragazza si è imposta per punirsi, gli amici più cari e i genitori la amano, per loro rimarrà sempre una persona speciale.

Quello che Ayres non sa è che lei è veramente speciale.

Tutto accade il giorno del suo diciassettesimo compleanno, un tatuaggio di una spada compare improvviso sulla sua spalla e il proprietario della libreria le regala tre libri antichi.

Uno di essi parla di una creatura misteriosa, la Driade, tanto angelica quanto fatale. Lei è figlia di Gea, la Terra e tutte le creature a lei si inchinano offrendole il loro aiuto e la linfa necessaria al suo nutrimento.

Ma qual’è il suo compito?

Ecco, questo Ayres lo scoprirà presto, perché James è partito dall’Alaska per chiederle aiuto e coinvolgerla nella sua lotta contro la terribile Aradia che lo ha trasformato in un demone.

Alla luce di questa terribile verità, perché Ayres dovrebbe accettare la proposta?

Innanzitutto per scoprire se stessa e la sua identità parallela e poi perché James ha un fascino irresistibile.

Ayres non si è mai innamorata, ne pensa di cedere presto a questo sentimento, ma la tensione che la lega al giovane misterioso dai capelli corvini, non è solo fisica.

Quando i loro occhi si incontrano essi si comprendono senza parlare e questo è sorprendente quanto inatteso.

Protagonista oltre ai due giovani è la Natura con la sua forza creatrice, i paesaggi descritti incantano così come le forze vitali che animano il racconto, eppure l’autrice con sapienza ci rinnova l’immagine di una natura distruttiva quando l’uomo esagera, arreca danno e sfrutta le sue risorse in modo irrispettoso.

La completezza alla storia arriva con la poesia “La Pioggia nel Pineto” di Gabriele d’Annunzio che lega la cultura celtica alla mitologia greca.

Segmenti tanto distanti si intersecano dando vita ad un sentimento potente che parte da Madre Terra per raggiungere il cuore degli uomini e in questo caso dei lettori.

Lasciatevi trasportare dal fascino della spada Alhambra e combattete anche voi accanto alla Driade e alle forze del creato, ritroverete intatto il vostro spirito libero, incontaminato e puro.

Ritroverete l’avventura, ritroverete l’amore. Unica consolazione nel chiudere il libro è sapere che incontrerò di nuovo Ayres e James nel secondo volume della trilogia.

Resto in ascolto delle voci del mondo e della colonna sonora indicata dall’autrice che mi ha accompagnato nella lettura.

Rammento le ultime immagini e saluto la Driade, ma è solo un arrivederci.

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