“Le donne del fiume” di Tala Masca, Io me lo leggo editore. A cura di Barbara Amarotti

“Le bruje sono streghe, no? Ancora credete a ʽste cose?”

La superstizione e l’ignoranza, si sa, vanno spesso a braccetto.

Non importa in quale parte del mondo ci si trovi, ci sarà sempre qualcuno pronto a criticare e a mettere in dubbio l’integrità di chi è diverso, così, nell’Italia chiusa e bigotta degli anni 50, una donna che vive libera da legami e costrizioni diventa una strega agli occhi dei più, non capiscono, gli stolti, che quella altro non è che una donna desiderosa di vivere in comunione con se stessa e la natura che la circonda, ciò che potremmo definire uno spirito libero, per gli abitanti del paese la Coga è una bruja che ammalia gli uomini e uccide i neonati non ancora battezzati per cibarsi del loro sangue.

Quando alcuni uomini del paese si accostano alla baracca dove vive per le loro donne lo fanno perché vittime di un maleficio che inquina il sangue e non perché schiavi delle proprie pulsioni, del resto è più facile puntare il dito, cercando la colpa nel diverso, piuttosto che guardarsi dentro.

La maldicenza in questo libro colpisce duro, quando pian piano ci viene svelata la storia della Coga noi lettori restiamo spiazzati, a volte sbigottiti, alla fine inebetiti nel vedere come l’odio possa trasformare l’animo umano, rendendo anche il più puro un mostro spietato.

Per fortuna è solo un romanzo verrebbe da dire, ma è proprio così?

Forse ora non si giudica una donna per gli abiti che indossa, o per le persone che frequenta?

Magari il termine usato non è strega, ma sul giudizio arbitrario non ci piove.

Perché l’essere umano è così, teme ciò che non conosce ed esorcizza la paura inventando storie che poi racconta a se stesso e agli altri per sentirsi migliore.

Così nel romanzo la vita di due donne che vogliono solo vivere in pace viene stravolta dalla cattiveria e nel mondo reale donne che non seguono le regole vengono date in pasto ai lupi.

Diceva Ada Merini che le ombre del perbenismo sono sempre sinistre, lei ben conosceva ciò che queste ombre nascondono e, credo non a caso, alcuni suoi scritti accompagnano l’inizio dei capitoli del romanzo.

Le donne del fiume ci racconta la storia di Diego che, dopo la morte del padre, torna al paese natale “richiamato” da una donna misteriosa di cui conosce solo il nome: Tamara.

La ricerca di questa donna gli farà scoprire le sue origini e scoperchierà il vaso di Pandora che nasconde la storia della Coga.

La vita di Diego è legata indissolubilmente a quella della misteriosa Tamara, ma la sua esistenza è basata su un cumulo di segreti e bugie che, una volta crollato, rivela la natura dei protagonisti.

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