Il blog consiglia “Polvere z” di Roberto Risso, Delos digital. Da non perdere!!!

– No, Dottore. No. Non ci siamo. – Il Generale esitò, pallido, le occhiaie scure di un uomo che ha
perso troppe ore di sonno. La voce era ferma ma gli occhi lo tradivano. Arrossati, mobili. Incerti.
– Ha idee migliori, Generale? – La voce del Dottore sembrava una sfida. Lievemente curvo, con la
barba e i capelli ricci spolverati di grigio, sorrideva senza traccia di allegria.
– Calmatevi. Temo che non si tratti di avere idee migliori. – La Deputata era intervenuta per evitare
uno scontro di potere – dobbiamo risolvere un problema la cui gravità è oltre ogni possibilità di
speranza.
– La soluzione proposta è peggiore del problema! – La voce del militare aveva riacquistato
durezza. – Non possiamo combattere questa minaccia aggrappandoci alla follia.
La donna fece una smorfia. Il sorriso del Dottore si allargò. Divenne provocante.
La stanza era stretta, senza finestre, uno sgabuzzino riadattato. I tre erano seduti attorno a un
tavolo scheggiato, davanti a loro c’erano tre cartelline con dei fogli scritti a mano, calligrafia fitta,
inchiostro nero. C’era un forte odore di disinfettante, pungente ma non sgradevole. Il profumo
dolce della donna aveva abbandonato l’idea di prevalere e si era accontentato degli angoli.
Il Generale scosse il capo, l’uniforme era fresca di lavanderia, le piastrine erano state lucidate a
dovere, ma si vedevano ai gomiti dei punti usurati. – Dottore, non possiamo fare quanto ci ha
proposto.
– Se la proposta del mio gruppo di ricerca le pare peggiore del problema, aspetti di avere
novecentomila torinesi affamati che assaltano i depositi. Quale soluzione proporrà, allora? Mi
auguro nulla di simile al suo collega Bava Beccaris centoquarant’anni fa.
La stoccata era dura e colse nel segno.
– Siamo nel 2032, non nel 1898 – la Deputata si stropicciava nervosamente l’orlo della giacca – è
passato più di un secolo e mezzo, i tempi sono cambiati.
– Lo dica ai suoi colleghi giù a Napoli, o a Palermo, o a Roma.
– Adesso basta, Dottore! – l’urlo del Generale fece sobbalzare tutti. – I casi di Napoli, Palermo,
Roma e… – stava per dire Genova ma si fermò, la notizia degli assalti ai depositi alimentari non
era ancora stata diffusa – e… quello che è successo non sono in discussione. I soldati
obbediscono agli ordini, se lo stato di assedio lo richiede sono autorizzati a far uso della forza per
difendere le postazioni strategiche. Non spetta a lei giudicare ciò che è stato fatto.
– Cazzate! Sparare su poveracci che cercano cibo per non far morire di fame i loro figli è
disumano… – La voce del Dottore era spezzata dall’angoscia. – L’unica guerra che dobbiamo
vincere è quella contro la fame.
– Ma imbottirli di droghe allucinogene non peggiora le cose? – Laura Benati aveva svestito il suo
ruolo istituzionale, parlava con gli occhi lucidi, con gli occhi di una donna che pensa ai più deboli.
– Non lo so, ma non ho una soluzione migliore – sospirò l’uomo prima di rivolgersi al Generale. –
Mi creda, De Marco, capisco le sue riserve, ma le sostanze allucinogene, come le chiama lei, sono
solo una componente della Polvere 2HJ-32. Anche a me non piace l’idea ma non abbiamo altra
scelta.
Il Generale aprì la bocca per replicare, ma poi la richiuse. Non sapeva cosa dire, l’ira era passata,
si sentiva stanco come mai lo era stato prima. Pensò a sua figlia, l’aveva guardata mentre dormiva
nella sua tutina rosa, aveva i capelli della madre, color miele, lunghi, lisci. Si chiese in che mondo
sarebbe cresciuta. No, piuttosto… scosse il capo, infuriato che il pensiero fosse tornato, quel
pensiero assurdo e atroce. Basta.

C’è un piano per combattere la fame, ma si rivelerà un
completo disastro.
Torino, 2032. Le autorità predispongono un piano per sopperire ai crescenti disordini
legati alla crisi economica e alla conseguente malnutrizione dei cittadini. Una polvere
sintetica, in grado di integrare la dieta degli abitanti, potrebbe essere la soluzione. Viene
scelto un quartiere come luogo per una prima sperimentazione su larga scala, su cavie
inconsapevoli che non hanno più nulla da perdere. I risultati sono catastrofici, il sangue
dei civili inonda le strade ammantate di follia. I superstiti dovranno unirsi per fuggire e
combattere chi è determinato a cancellare tutte le prove dell’accaduto.
L’AUTORE
Roberto Risso (1978) torinese, laureato e addottorato in letteratura italiana, ha
pubblicato numerosi saggi accademici e un racconto su Granta Italia nel 2012. Fra il 2006
e il 2013 è stato due volte finalista al Premio Italo Calvino con una raccolta di racconti e
un romanzo. Dall’inizio del 2010 vive e lavora negli Stati Uniti dove è docente
universitario. Si occupa prevalentemente di prosa narrativa italiana dal Cinquecento al
Duemila. Appassionato di letteratura del disastro, ha ideato il progetto Universo Torino
2050, un luogo virtuale di storie e immagini ambientate nella Torino e nel mondo del
futuro prossimo e remoto.
Dal 2015 risiede a Clemson, nella Carolina del Sud (USA) e sta scrivendo romanzi e
racconti autoconclusivi e indipendenti, ambientati nel futuro (e nel passato) della sua città
e dell’ Italia.
Un modo efficace per colmare le distanze

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