Review party “La casa nella Nebbia” di Robert Bryndiza, Newton Compton. A cura di Barbara Amarotti

Tutti bisbigliavano alle mie spalle, sussurravano che mio padre era un serial killer…L’hanno trasformato in una specie di super cattivo, una celebrità.

Nel nostro tempo così confuso, distratto e pieno di miti e mode discutibili, i serial killer sono delle vere celebrità, provate a pensarci, serie tv, film, libri e programmi televisivi che esaltano gente come Ted Bundy, il Figlio di Sam o Zodiac, giusto per citarne alcuni tra i più conosciuti.

Eppure dovremmo temerli, dovremmo forse empatizzare con le vittime, personalmente li ho messi al secondo posto delle cose/situazioni che temo di più e lo, ora mi direte “leggi thriller e hai paura dei serial killer???” Sì, ne ho un terrore quasi mistico, temo queste creature senza sentimenti e dalla mente deviata e leggo thriller proprio per esorcizzarne l’orrore, pochi romanzi riescono a spaventarmi davvero come un thriller ben scritto e questo è uno di quelli.

Quando Alessandra mi ha affidato il romanzo perché ne facessi la recensione mi ha detto ” Bryndza è una garanzia”, aveva ragione.

«Un omicidio sarebbe un rompicapo?» chiese Kate.

«Sì. Ed è una sensazione incredibile quando lo risolvi…»

Kate Marshall si trova di fronte un vero rompicapo quando, durante un immersione, scopre il cadavere di un giovane.

Quando poi una collega scompare in circostanze misteriose per Kate e il suo assistente Tristan la faccenda diventa personale e iniziano a indagare, trovandosi di fronte un muro d’omertà eretto dalla polizia locale e scontrandosi con la facoltosa famiglia Baker.

Durante le loro indagini scoprono che da anni giovani donne spariscono nel nulla e capiscono di trovarsi di fronte a un serial killer, quello che non possono immaginare è che l’assassino è furbo e molto ben organizzato, a tal punto da arrivare sempre un attimo prima di loro che, a un certo punto, rischiano di venir accusati di voler intralciare le indagini.

Per Kate non è facile essere presa sul serio, ha un passato pesante che le grava sulle spalle, ma ha anche amici in grado di aiutarla quando le vicende si complicano e rischiano di farla risucchiare in abitudini che aveva ormai abbandonato.

È Tristan, però, il personaggio più complicato del romanzo. Ingabbiato da falsi pregiudizi e da una sorella che non vuole ammettere la verità, nonostante l’abbia di fronte, si ritrova a mentire rischiando di essere accusato per un crimine che non ha commesso pur di non rivelare la verità a persone di cui teme il giudizio non fisico quanto morale, persone che si rivelano essere meschine nel non accettare la sua omosessualità e che hanno l’unico pregio di lasciarlo libero, anche se non lo fanno con intenzioni benevole.

Ho apprezzato la parte in cui Tristan confessa la sua omosessualità, in quanto l’omofobia è un tema delicato e molto discusso di questi tempi ed è stato trattato nel romanzo con una delicatezza che mi è piaciuta.

Per Kate è diverso, il suo problema con l’alcolismo deriva direttamente da vicende del passato in cui ha davvero rischiato e che le hanno lasciato in eredità una famiglia divisa. Lei ha subito accettato la confessione di Tristan, sempre lei lo spinge a fare coming out e ne raccoglie i pezzi aiutandolo a ricomporre il puzzle.

Decisamente questo romanzo è un bel rompicapo, sia per la storia (essendo un thriller non vi racconto più di tanto la trama per non rovinarvi la sorpresa) che per gli intrecci tra i protagonisti. Mi ha fatto piacere leggerlo e spero conquisti anche voi.

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