“Odio l’estate” Autori vari, Todaro Editore. A cura di Alessandra Micheli

E’ un caldo asfissiante.

Seduta alla penombra di una stanza che appare quasi evanescente per colpa della luce che filtra dalle serrande, penso la libro appena letto.

Uno strano ma consueto torpore mi inebria la mente e rilassa le membra mentre il solo rumore che disturba la quiete è il ticchettio dei tasti.

Fuori saranno almeno trenta gradi.

Questo vuol dire asfalto bollente che quasi trasuda vapore.

Ed è un vapore che disturba dispettoso l’aria donando a essa una strana patina che avvolge di irreale ogni cosa che mi circonda.

Dietro le persiana bussa un afa che non tollera di essere assolutamente ignorata.

E che colpisce, spesso in modo negativo, chi non può o non vuole usufruire del privilegio borghese della vacanza.

E cosi l’estate, da tutti noi edulcorata, avvolta in miti preconfezionati diventa molto più banale e squallida di come ce la immaginiamo tutto l’inverso: divertimenti, colori, amori e idilli.

Diventa quasi il rifugio per i disadattati, per gli annoiati, per chi è rassegnato a uno spleen destinatogli da chissà quale divinità.

Afa.

E caldo.

Ecco cosa spesso significa estate.

Un’aria che con il suo sbalzo termico affloscia ogni sogno e forse ogni bisogno.

Ma che per uno strano scherzo del destino aumenta in modo esponenziale il vizio e l’impulso illogico.

Forse è per questo che in questa strana stagione è il noir o il giallo a dominare.

Dietro occhialoni che ci proteggono da un Dio sole irruento e pericoloso, leggiamo di morti e di sregolatezza, di trasgressioni e vizi, quasi come se l’abbraccio della temperatura bollente stuzzicasse chissà quali strani chackra.

E sono proprio le grandi città, simili a deserti infuocati a dare risalto alle nostre solitudini, alle sconfitte che sempre si accompagnano a un delitto. Alla sete di visibilità che spesso va a braccetto con un potere che diventata un po’ il nostro alibi e la nostra scusante.

In fondo Odio l’estate non è che un racconto ironico di personaggi quasi a margine, avvolti e avvinti da una noia resa sonnolenta proprio dalla stagione più attesa e più disillusa di sempre.

Quando aspetti qualcosa che arriverà ma che alla fine del giorno si è rivelata solo questo, un attesa.

Una leggera malinconia, o una rassegnazione accompagnata da quel tono scanzonato che ci appartiene, come popolo e come civiltà.

E cosi Afa e delitti a Milano, racconta non tanto l’atto distruttivo per eccellenza, quanto il nostro percorso, il nostro essere nazione, città e quasi mai cultura nell’arco di quattro decenni, fino al momento in cui il duemila poteva donarci quel cambiamento tanto agognato e sperato.

Il tutto condito con una sana dosa di ironica stravaganza.

Che in un giallo non stona mai.

Siete pronti ad addentrarvi nella città delle speranze perdute?

Nel mondo in cui ogni protagonista è stato però capace di danzarci con l’illusione e ritagliarsi, in fondo, un magico istante durante una giornata.

Però perdonatemi.

Do solito non ho un preferito e anzi ritengo l’intero libro un piccolo gioiello…

però…

Io resto innamorata di Marlon.

E lo spetto a Ferragosto per una folle ricerca del colpevole.

E di un cadavere che forse suda troppo e ha cercato ristoro sotto qualche

albero frondoso.

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