“La figlia del mercenario” di Jessica Therriem Joe Gazzam, Dunwich edizioni. A cura di Barbara Amarotti

Le persone vivono e muoiono. Ma finché fanno entrambe le cose con un proposito, non c’è niente di cui pentirsi.

Stephen Littleword ha scritto che “la famiglia è dove il cuore trova sempre una casa”e non importa quanto questa possa essere strana o incasinata, perché è la famiglia che ci accoglie e ci fa sentire protetti, è la famiglia il luogo in cui si torna dopo i successi e dopo gli insuccessi, dove siamo sicuri di trovare qualcuno pronto a sorreggerci e confortarci e dove non manca mai un piatto di pasta.

Così è per Tara che, congedata con disonore dai marines per colpe non sue, torna a casa dal padre in cerca di conforto, ma la riunione con il genitore e il fratello minore dura poco in quanto il padre scompare in circostanze poco chiare lasciando i due ragazzi nello sconforto.

La confusione aumenta poi quando trovano un bunker pieno di armi e documenti falsi intestati al padre.

Quando poi vengono a sapere che il padre lavora per un’agenzia incaricata di portare in America dei criminali che non possono essere estradati attraverso i canali ufficiali e perciò nessuno sarebbe andato a cercarlo a Cuba, decidono di partire per portarlo in salvo.

Dunque, abbiamo una missione pericolosa e due ragazzi da soli in una terra ostile e straniera e questo mix da vita a un romanzo divertente e avventuroso, con due protagonisti che non potrebbero essere più diversi tra loro, ma si sa bene che gli opposti si completano e così a Tara, audace e impulsiva, è contrapposto Mitch, il fratello minore, nerd con una leggera forma di autismo.

Tara è una giovane donna, che ha sofferto l’abbandono della madre e si è ribellata a tale dolore diventando una ribelle, ha alle spalle diverse condanne ed è entrata e uscita dal riformatorio molte volte prima di arruolarsi; la formazione militare che ha ricevuto le permette di muoversi agevolmente tra le insidie dell’Avana, ma il carattere troppo impulsivo la fa finire spesso nei guai.

È la classica eroina da romanzo d’azione, tutta muscoli e cuore, ma è Mitch la vera sorpresa. Il ragazzo timido e introverso, che all’improvviso si trova di fronte qualcosa che potrebbe sopraffarlo e decide di affrontarlo a modo suo: usando il cervello!

Ed è sempre lui la vera roccia su cui può contare Tara, perché, come ho detto all’inizio, è la famiglia che ci fa sentire protetti, anche quando si tratta di lanciarsi da una gru verso un motoscafo in fuga.

“La figlia del mercenario” è, dunque, la storia di una famiglia fuori dal comune, ma è anche un avventuroso diario di viaggio, da gustarsi sdraiati al sole o, come ho fatto io, durante i giorni di pioggia, sognando i Caraibi mentre si tifa per Tara e Mitch.

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