“Siamo nati tutti dallo stesso padre” di Eleonora Aldani, Cordero Edizioni. A cura di Alessandra Micheli

Sarà colpa di un cielo troppo azzurro che mi sovrasta e al tempo stesso mi rapisce, ma mi trovo a pensare sempre di più alla domanda delle domande, come se mi trovassi di fronte alla sfinge: cos’è l’uomo?

E allora mi rivolgo a dio, un dio che non so identificare, ne forse pregare, perché troppo lontano e troppo remoto, assiso su un trono sospeso in un irrealtà immensa e incomprensibile, cos’è quella creatura che hai voluto a tua immagine?

Cosi basilare, fatta di meri istinti eppure capace di evolversi e di usare la sua strana intelligenza per raggiungere il cosmo.

Incapace però di vivere in terra.

Cosi fragile da essere annientata da un virus neanche cosi sconosciuto, ma cosi potente da agire con decisione sul DNA.

E magari andare a sfiorare il sogno del doctor Franskstein, e creare dal nulla la vita.

Ecco in questo tempo sospeso, tra montagne e vento questi pensieri non mi danno tregua.

Siamo cosi speciali e al tempo stesso patetici da rappresentare una stana e incomprensibile anomali.

Chi siamo dunque?

Figli del caso o figli di una stessa matrice creativa?

Allora l’unica risposta arriva da un libro, dalla fantascienza che svela un po’ delle nostre origini e riempie i vuoti evolutivi che, specie storici e antropologi si trovano di fronte.

Siamo nati da volontà altre, ma meno eteree di una religione.

Ci viene in aiuto Sitchin e Von Daniken, chiamando in causa la scienza e quel DNA che ci fa tanta paura ma che al tempo stesso ci rende cosi curiosi.

E cosi siano nati tutti dallo stesso padre affronta proprio questi quesiti, tendendo il romanzo sempre meno romanzo e sempre più speranza. Qualcuno di concreto seppur diverso da noi è sceso giù dal cosmo infinito.

Ci ha visto, cosi piccoli, patetici e soli e ha deciso che, in cambio del nostro lavoro poteva lasciarci un po’ di conoscenza.

Quello che racconta Enoch e che però al posto di ali e di brillantezza soprannaturale ci propone tute e astronavi, scienza e genetica.

E questo ci rende meno spaventati di fronte a qualcosa, come una divinità, difficile da comprendere.

Difficile persino da raggiungere.

Se un giorno essi torneranno, per la divinità un affare diverso.

Una volta creati lei ci osserva, un po’ beffarda e un po’ altera.

Distante.

Molto più di presunti alieni.

E allora comprendere che la nostra è una natura stellare, è fatta di batteri provenienti da chissà quale frammento o da un esperimento genetico, è qualcosa di capibile.

Per quella mente troppo abituata alla logica e al concreto.

Samo nati tutti dallo stesso padre è un romanzo. Ma in fondo è anche la risposta a tanti nostri perché.

E da un senso a quel nostro guarda la via lattea in attesa di un gesto e di un segnale.

Da pare mia invece, continuo sperare di essere qualcosa di più di un esperimento o di essere nata da un frammento di meteorite.

Mi piace pensare che un po’ di Dio è sceso dentro di me.

Ma in ogni caso, importante è credere in qualcosa no?

Con te, Signore è tutto così grande

Così spaventosamente grande

Che non è mio, non fa per me

Guardami, io so amare soltanto come un uomo

Guardami, a malapena ti sento

E tu sai dove sono

Roberto Vecchioni

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