“Jane Austen society” di Natalie Jenner, Vintage editore. A cura di Alessandra Micheli

E’ difficile spiegare agli altri lo strano, profondo amore che alcuni di noi nutrono per Jane Austen.

Forse è un romanticismo nascosto tra le pieghe di anime decise a non lasciarsi commuovere dal mondo.

Forse è la volontà di osservare, con la stessa precisione chirurgica la nostra società, senza la rabbia che ci opprime con quella semplice ironia che cela dentro una sorta di benevolenza per quell’essere strano e profondamente fragile chiamato uomo.

Ecco forse è questo il mistero.

In ogni libro che fa della critica sociale il suo mantra, non ho riscontrato altro che cinismo e disillusione.

Come se noi esseri cosi perfetti, e cosi perfettibili dovremmo mantenere alto lo standard di fabbrica di nostro signora.

Ma noi siamo soltanto, disperatamente e orgogliosamente uomini.

Siamo come i personaggi di Jane, presi tra orgoglio e pregiudizio, tra buonsenso e sensibilità.

Decisi e persuasi che un lieto fine anche meno clamoroso di quello delle favole ci spetta.

Siamo un po’ impiccioni re egoisti come Emma, e frivoli e decisi a trastullarci con sciocchezze come la compianta Mrs Bennett. Eppure…proprio da quelle limitazioni, chi affronta se stesso, e le sue fissazioni, cosi come la protagonista di Northanger Abbey, riesce a ritagliarsi la sua porzione di felicità.

Che non è amore da favola, passione incontrollabile, ma un lento, inesorabile rendersi conto della bellezza dell’altro nella sua..imperfezione.

Emma non è certo un modello di virtù.

Eppure chi la conosce e la critica lo fa con profondo amore.

E cosi Darcy in fondo serve alla nostra Elizabeth a rendersi conto che, amare la famiglia, non significa avere le bende sugli occhi e tacere di fronte alle manchevolezze di chi ci circonda.

Significa anche abbassare un po’ l’asticella delle pretese e preferire la serenità all’acme dell’estasi.

Amiamo tutti noi, sconfitti e sognatori, Jane proprio per questo.

Dai sui libri, complicati e bellissimi, lei ci guarda sorridendo con tanto amore misto alla sua speciale ironia.

E ci sprona a essere migliori.

A uscire fuori dal guscio, a pretendere non già dagli altri ma da noi stessi il coraggio per amarci.

Ecco cosa provoca la lettura di Jane Austen Society.

La gioia di essere parte di un club esclusivo di gente forte anche se ferita. Di un consesso di dolori disparati e atroci, che però non oscurano la speranza di un domani migliore.

Parte di un sogno che è quello di preservare un eredità importante: non solo i libri, non solo la meraviglia di una letteratura senza tempo.

Ma le parole di una donna che, ancora oggi ci ammalia con la sua saggezza.

Siamo tutti invitati a prendere parte alla Jane Austen society. I protagonisti in fondo siamo noi.

E noi ci ritroviamo in quell’accozzaglia di perfetti ritratti di uomini eroi di ogni giorno.

Cosa dire se non grazie Vintage?

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