“In Aeternum” di Paolo la Paglia, NUA edizioni. A cura di Alessandra Micheli

Ho amato profondamente post mortem.

E ho tenuto tra le mani questo testo con un po’ di sana paura: sarebbe stato in grado Paolo di tenere alto il ritmo e creare un secondo capitolo non soltanto credibile, ma bello quasi quanto il precedente?

La mia paura è stata inutile e insensata.

Questo, ragazzi miei, è un signor autore.

Un grande, talentuoso autore.

Con le idee chiare, precise, nette e coerenti, ma che sanno inchinarsi con umiltà, non solo davanti alle necessita di trama e stile, ma a favore dell’anima stessa della storia.

I libri in fondo non sono altro che voci raccolte da qualcuno, sussurri tra gli alberi, apparizioni che permettono a noi e a chi scrive di entrare in un altro piano temporale.

Una sorta di tana del bianconiglio capaci di trasportarci in un altra dimensione, con le sue regole, i suoi ideali e i suo valori.

Che però, come disse Sant’Agostino, autorevole più di questa indegna recensora, fanno parte di una sorta di eternità, quella dell’etica che supera beffarda i tempi e persino la morale.

Ecco che in aeternum, questi valori universali, queste verità profonde hanno il loro spazio, rendendo un horror non soltanto un genere di evasione e di incontro con la parte oscura del se, ma anche insegnante e maestro.

Proprio cosi.

Dietro il terrore, l’adrenalina, i fatti sconvolgenti, morti viventi, maledizioni e città fantasma ( tema caro a ogni autore che si rispetti) esiste un insegnamento fondamentale e semplice nella sua bellezza. Esisterà sempre, in questa realtà come nell’altra una sorta di legge cosmica, la Maat egizia, che riequilibrerà e bilancerà ogni azione scellerata e sconsiderata.

Cosi il racconto dell’orrore sarà compensato da una spasmodica ricerca della bellezza.

Cosi la maledizione troverà come antagonista l’amore.

E cosi ogni torto sarà abbracciato dalla possibilità di redenzione.

In fondo chi sono davvero i mostri?

E’ la nostra incapacità a osservare l’altra parte dell’umanità, quella fatta di sottilissimi fili argentei capaci di unirci in una sorta di religio ( connessione) la nostra materialità con la speranza o l’esigenza della spiritualità.

Ecco che La Paglia inserisce parabole di pura poesia che si affacciano e invitano il lettore a proseguire, a sopportare la vista degli orrori, e di stimolarlo a abbracciarli e trasformarli in meraviglia.

E’ un libro intenso e al tempo stesso pieno di dolore, quello muto, quello che ci mette davanti il peggiore abisso dell’animo umano, senza però la condanna nichilista che presuppone una totale, inesorabile e inevitabile discese nell’oscurità.

Laddove il tempo è fluido e al tempo stesso sorride alle teorie einsteiniane che lo rendono un mero prodotto della nostra mente, il buio può essere illuminato dalla luce.

E’ nelle notti più nere, nere come la pece, che si notano di più le stelle.

Ecco che Aeternum, diviene anche per noi amanti delle sfumature cupe un invito e una sfida: siete in grado di scendere nella foresta oscura, entrare nella casa maledetta e non restaste dall’orrore sopraffatti?

Un altro capolavoro che la Nua ci regala, che ci rannicchia beato nei nostri cuori e da li decide di non uscirne più.

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