“Quinto stile” di Daniele Pellicardi, Scatole parlanti. A cura di Patrizia Baglioni

Quinto stile è un romanzo forte, me ne accorgo alle prime pagine, quando Enea, protagonista e narratore ci porta al processo che riguarda la sua amica Celeste.

Celeste è morta, si è suicidata, eppure l’immagine che Enea richiama alla memoria è quella di una ragazza sorridente, libera, felice.

Mentre i testimoni raccontano, Enea rivive da spettatore una pellicola privata: rivede se stesso bambino al corso di piscina dove aveva incontrato per la prima volta Celeste.

La piscina non è un luogo casuale, ma lo spazio in cui i due bambini prendono coscienza della predisposizione che li accompagna, Celeste ha un talento innato per il nuoto, domina l’acqua, scivola nel proprio elemento con eleganza, lei che sulla terra ferma ha un modo originale di guardare alla vita.

Enea invece annaspa, in tutto, per far notare meno il proprio disagio, si chiude tutto in se stesso, crea barriere che solo Celeste riesce ad oltrepassare, perché lei non è come gli altri, lei vede oltre il suo silenzio, non fa caso ai vestiti poveri o al quartiere popolare da cui viene. Quando Celeste lo guarda, vede Enea.

Anche se le parole che si scambiano si possono contare, loro restano vicini, fanno fatica ad aprirsi all’altro, la confidenza è uno spazio che i due circoscrivono e forse per questo si capiscono al volo, parlano con gli occhi e con le mani che si cercano senza toccarsi, per non oltrepassare il ritegno dell’altro.

Eppure Celeste è morta e il processo che ormai va avanti da anni, prova a mettere in luce una parte che la ragazza aveva nascosto a tutti.

Tra gli episodi raccontati al processo, si inseriscono i ricordi di Enea, il suo punto di vista singolare e il rammarico di essere stato troppo concentrato su di sé, per scorgere la sofferenza dell’amica.

Eppure i segnali c’erano, la fuga dalla casa materna e la necessità di vivere da sola, lo strano legame con i membri della parrocchia dove era educatrice fin da adolescente, il fatto che negli ultimi tempi sembrava avesse paura a restare da sola.

Celeste cosa ti è successo?

Questo sembra chiedersi Enea in una ricerca disperata della verità.

La vita dell’amica viene ribaltata, i rapporti sviscerati e la sua intimità esaminata nel dettaglio, eppure qualcosa ancora sfugge.

Celeste ha simulato, ha deciso di affrontare tutto da sola, confidandosi solo con i suoi diari.

E poi il tragico epilogo, tra il rammarico degli amici e l’incapacità di accettare la vicenda da parte della famiglia

Il romanzo non affronta solo il rapporto di amicizia tra Enea e Celeste, nel corso del racconto emergono tematiche importanti: il rapporto tra la famiglia e i figli, la discriminazione sociale, l’omosessualità e il perbenismo che non perdona e condanna.

Il giudizio è alla base di questa storia, simile a quelle lette troppo spesso sui quotidiani.

Il disagio interiore di non essere accettati è stato vissuto da tanti adolescenti, poi si supera, dicono.

No, non è vero, resta il segno indelebile, che lascia traccia nel modo di relazionarsi, nella capacità di fidarsi degli altri, nell’autostima e nella determinazione a raggiungere i propri obiettivi.

Nonostante sia Enea quello che parte svantaggiato, è Celeste che resta ferma, che non trova il coraggio di svincolarsi dalle proprie paure.

Un romanzo che crea un identikit di un epoca, che ha per sfondo la lotta sociale per uscire dall’emarginazione e mette in guardia dal moralismo estremo.

L’autore attraverso gli occhi di Enea ci racconta una storia drammatica che commuove e smuove l’anima, perché ognuno di noi riconosce almeno uno dei personaggi: l’amica fedele, il ragazzo strano del gruppo, il figlio di papà che si vanta di tutto e che nessuno sopporta, la ragazza generosa a cui viene tutto naturale.

Celeste prova a nuotare tra le difficoltà della vita, tra le aspettative degli altri, prova a tenersi a galla appoggiandosi ai suoi amici, ma il suo animo resta intrappolato e affonda sempre di più.

E poi prende la sua decisione, decide di scivolare via, trova il suo quinto stile.

Se amate storie profonde, che non lasciano indifferenti, QUINTO STILE di Daniele Pelliciardi, è il libro che fa per voi.

Correte in libreria e buona lettura.

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