“Il sigillo. Le indagini del vicario Jacopo Lamberti” di Francesco Grimandi. A cura di Alessandra Micheli

I templari sono la nuova moda della letteratura.

Scrivere un libro, specie un thriller storico chiamandoli in causa è quanto di più semplice e immediato possa esserci per uno scrittore.

Con il rischio, però, di rendere un argomento cosi intricato e interessante, la fiera della banalità e la giostra del cliché.

Senza però, dare al lettore che si accosta con tanta speranza al testo, nulla da portare con se nel cuore.

E nella mente.

In sostanza, tutti i libri sui templari che ho letto hanno preferito alla ricostruzione storica e alla comprensione del mortale animo umano, spiegazioni variabili che viravano dall’esoterismo pret a porter alla new age più becera.

Segreti innominabili che potevano partire dalla conservazione di una micidiale arma atomica ( cosi spesso è stata definita l’arca dell’alleanza) all’esistenza di una stirpe regale intoccabile, prova provata della mortalità di Gesù.

E quindi negando la sua resurrezione.

Ora, tralasciando la logica domanda di chi come me, si chiede per quale motivo dovremmo aver timore di una tale stirpe, che avrà la sua nobiltà ma non meno di altri pedigree, tutto questo ciarpame finto esoterico, non andava a favore della storia incredibile e onorata dei cavalieri del tempio. La loro particolarità è stata quella di essere profondamente partecipi dell’epoca in cui si trovarono a vivere eppure al tempo stesso avere una lungimiranza che li ha resi eterni.

E forse immortali senza richiamare prodigiose proprietà di un calice dorato.

Il mistero dei templari è un mistero che fa parte della nostra storia umana, fatto di potere, di vizi e sopratutto di..soldi.

Tutto il corollario di riti e miti sono delle coltri di fumo per accecare gli stolti.

Le disquisizioni sulle motivazioni della loro fine non sono altro che tentativi di aggirare l’ovvio, e aggirandolo nel ontano passato ci rende prede di una cecità che condanna noi oggi a non comprendere le dinamiche del potere.

Nessuno degli storici nega il complotto e la cospirazione.

Non è forse uno dei modi che ha lo stato ( e il potere, odio ripetermi ma di potere si tratta) per difendersi e rendere torbide le acque della realtà?

E cosi quando tra le mani ho avuto il libro di Grimandi ho ringraziato il cielo e la Dea della storia perché, questo è un signor thriller storico.

Ha tutto, credibilità, adrenalina, realismo a volte crudo, cosi come è cruda la lotta atavica per la supremazia economica e morale di una parte sull’altra…e domanda.

Tante domanda che dalla notte de tempi, dal lontano passato possono arrivare intatte e mai risolte fino a noi.

E riguardano chi, come il nostro amato protagonista crede alla giustizia, per chi crede che uno stato, per poter fregiarsi con orgoglio di quella parola debba agire con la trasparenza e porsi al servizio del popolo.

Di chi vorrebbe soltanto che un delitto, a prescindere dalla vittima sia risolto e il colpevole punito.

E’ banale?

Forse si.

Ma troppo spesso la ragion di stato tira i fili della recita, fino a rendere la giustizia un fatto torbido e affatto pulito.

Perché quello che colpirà di più non sarà tanto rispondere alla domanda di chi abbia compiuto il reato e per quale motivo, ma perché nel voler sbrogliare il bandolo della matassa Jacopo Lamberti si troverà a dover affrontare silenzi, depistaggi, omissioni e trovarsi immischiato in una lotta senza esclusione di colpi per il possesso del più banale dei tesori.

In fondo la fine dei Templari è molto più semplice di quanto si pensi, dietro alla teorie magico alchemiche: la vil pecunia è la chiave di volta per risolvere il mistero.

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