“Credi davvero(che sia sincero) di Roberto Ottonelli, Bertoni editore. A cura di Alessandra Micheli

Non è facile iniziare questa recensione.

Ho pensato e ripensato come scriverla, quale frase d’effetto potesse aprire il mio racconto del libro di Ottonelli.

Ma se le idee erano tante, non riuscivano a essere messe nero su bianco.

Perché credi davvero che sia sincero non è altro che il racconto di una realtà che stiamo vivendo e che sembra caratterizzare questo post moderno, molto post e tanto poco moderno.

Lo scenario è dei migliori: tutti i pregiudizi causati dalla polarizzazione delle idee chiamate appunto ideologie è definitivamente caduta con i muri, loro dannati simboli.

Abbiamo contestato tutto.

Dai ruoli societari a quelli familiari, dalle leggi fino ai cliché con i quali ci orientavamo nel mondo.

Tanto che per il politicamente corretto, quella forma di illusione che speriamo ci donino il conforto di un mondo meno autocratico e meno discriminatorio, persino il sesso biologico è stato discusso.

Non esiste uomo e donna, esistono solo percezioni.

Anche se la biologia dice il contrario, la scienza può addirittura bypassarla e renderla menzognera.

Ecco la libera espressione portata all’estremo, l’attenzione ai film, alla musica a ogni parola che abbia il sentore di ledere l’altrui dignità. Abbiamo anche messo in discussione (aggiungo per fortuna) la libertà di pensiero.

Nel senso che ci siamo resi conto che nessuno ha davvero il diritto di pensare che qualcun’altro sia inferiore.

Visto che la scala di giudizio è un dono della morale sociale basata sulla competizione e sulla contrapposizione.

Oggi abbiamo compreso che non esiste né bianco né nero, ma esistono sfumature.

Che non esiste la polarizzazione ma un ambiente fuzzy.

Eppure… eppure non viviamo certo in un mondo migliore né abbiamo creato una società più equa e più giusta.

E più libera aggiungo io.

Questa specie di costrizione del politicamente corretto non è nata dalla speranza rivoluzionaria dell’uomo nuovo di guevariana memoria.

Un uomo che, ripensando ai propri assunti culturali fosse tanto lungimirante e coraggioso, da proporne altri, visti in un’ottica più umana, più empatica e meno gerarchica.

Perché forse il vero, unico, nostro problema è proprio quello di schematizzare, gerarchizzare e quindi estremizzare ogni argomento e ogni idea.

Al posto della condivisione non possiamo non venerare anche segretamente la contrapposizione.

Non possiamo non pensare in termini binari, o dualistici.

Noi e gli altri, il giusto contro lo sbagliato.

La verità contro la menzogna.

E questo ci rende poco sinceri quando decidiamo di scendere in campo a lottare per i diritti civili.

Che è solo il diritto ad avere più seguito, più consenso e poter alzare sempre di più la voce.

E cosi, in questo mondo che tenta di cambiare, ma non riesce a donarsi una prospettiva davvero diversa, la polarizzazione delle posizioni invade anche la sfera sentimentale.

Pensiamo che l’uomo che corteggia la donna, che vuole proteggerla, sia sincero.

Sia talmente puro da aver affrontato e vinto come l’eroe graaliano i suoi demoni, di essere entrato nel castello perduto e aver restituito al suo re salute e vitalità, non è così.

L’uomo descritto in questo libro, che è un po’ l’uomo protagonista di tanti, troppi Tg, non è altro che un uomo che della terra desolata accetta il dominio.

Non è altro che il violento che tenta di colmare il suo vuoto non con l’amore, ma con il possesso.

E che seppur catapultato nell’anno 2021 è troppo legato a un’idea atavica di rapporti: io sono il proprietario della tua vita, della tua libertà e della tua anima.

E’ un gioco di potere laddove il tuo eterno scappare, il tuo diniego verso le regole non è altro che l’atto di insubordinazione peggiore perché mette in discussione l’autorità.

E va punito.

Cosi come Eva, rea di averci donato l’umanità è stata degradata dalla storia e dal mito.

Lei che rese manifesta la menzogna di Jahve “se mangerete del frutto proibito, morirete” diviene l’emblema della donna che rivendica la sua origina divina, non sottomessa all’uomo, ma nata dal suo fianco.

Una storia che sentiamo e che a volte non riusciamo a comprendere. Come se fosse solo la storiaccia del TG o del reality di turno.

E non qualcosa che ci tocca un po’ a tutte.

Noi donne che per protestare dobbiamo usare il corpo.

Che per trasgredire dobbiamo andare contro l’etica.

Donne che non valgono se non per la loro avvenenza.

Donne che si mettono in vetrina per catturare lo sguardo del loro principe, che se sarà benevolo le risveglierà con un bacio.

Donne come la protagonista che sono cosi convinte di aver bisogno della favola da sottovalutare ogni indizio, ogni elemento che stona.

Tutte spose che sottovalutano e continuano a farlo, il pelo blu della barba del famigerato Barbablù.

Non fraintendetemi.

Da me non troverete mai la frase te la sei cercata.

Anzi ne troverete una peggiore “siamo state educate, allevate per millenni come vittime sacrificali..”

Siamo state imbevute di frasi fatte da così tanto tempo che qualcosa al livello inconscio scatta in noi e ci rende inermi, cosi come lo è l’animale selvatico di fronte ai fari di una macchina che spuntano nella notte. Memorie di donne del passato che risuona nel DNA.

E uomini che da secoli sono convinti che l’amore è una caccia.

Una sorta di prevaricazione.

E lo sono nei piccoli gesti, quando mettono in discussione la nostra intelligenza, quando ci dicono sorridenti non sono cose da donne. Quando danno per scontato i tuoi hobby, i tuoi gusti, il tuo interagire con l’altrui sesso.

Certo il racconto di Ottonelli è un racconto estremo.

Di un uomo fragile che della sua fragilità si fa forte alimentando i propri demoni.

Draghi che non vengono affatto combattuti.

Comprenderà i propri sbagli?

Non si saprà mai.

La verità è che nessun percorso di conoscenza del sé deve essere costellato da sangue e morte.

E forse non ci interessa sapere se si redimerà.

Quando osservare con lucidità una storia di cui conosciamo l’inizio e la fine.

Di una donna che troppo tardi si è resa conto di avere un paio di ali e di essere una fata con tutti il diritto di vivere.

E sognare.

E per lei, cosi come per tutte le altre vittime, questo libro ci deve far incazzare.

Allora ringrazio Roberto.

Perché se un giorno tutte noi riusciremo a farcela la domanda delle domande, forse torneremo a essere guerriere.

Davvero credi che sia sincero?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...