“Gli alienati” di Laura Castellani, Segreti in giallo. A cura di Barbara Amarotti

l lavoro d’ufficio è spesso noioso, la routine alla lunga snerva, così capita di soffermarsi a osservare i colleghi con le loro manie, fino a trovare dei nomignoli da affibbiare a ciascuno.

Proprio come fanno i protagonisti di questo romanzo, che lega indissolubilmente tra loro le vite di quattro impiegati in un’azienda contabile.

Secondo Marx l’alienazione si ha quando l’essere umano si estranea talmente da ciò che fa da non riconoscersi più in se stesso e così i protagonisti del romanzo (che è diviso in una serie di racconti) ormai assorbiti, annientati e annichiliti dal luogo grigio in cui si trovano a vivere non si riferiscono più a se stessi come persone ma usando il soprannome che gli è stato dato dai colleghi.

Laura Castellani ci presenta dei personaggi ben cesellati, si tratta di uomini e donne comuni, quasi anonimi, intrappolati tra le loro piccole manie, stretti nelle maglie di una vita che nessuno di loro desidera.

Abbiamo il “Normodotato” legato a doppio filo tra un lavoro che odia e un matrimonio da cui non riceve più stimoli, per lui la ruotine è sia una trappola che una sicurezza.

Lui era un normodotato, non poteva essere pazzo. I pazzi avevano una marcia in più: essere quello che erano senza timore di essere quello che erano.

Subito dopo l’autrice ci presenta la “Sibilatrice”, lei, a differenza del collega, è una donna vittima di se stessa, alla ricerca del controllo su ogni cosa a partire dal proprio corpo fino alla vita dei colleghi, motivo per cui passa il tempo spargendo pettegolezzi nella speranza di ricavarne un avanzamento di carriera.

Perché non credere a lei che aveva sempre le informazioni di primo piano?

Continuando nella lettura incontriamo lo “Zerbino”, che è la versione maschile della sibilatrice.

Un vero e proprio arrampicatore, che non esita a farsi calpestare pur di raggiungere il proprio scopo: salire a capo dei vertici aziendali.

Nel corso degli anni aveva imparato tutti i trucchi per diventare quello di cui lo accusavano. Uno zerbino.

Alla fine della storia troviamo il “Resiliente”, lui è il direttore, l’unico e solo oggetto delle mire della Sibilatrice e dello Zerbino.

Un uomo che racchiude in se le alienazioni degli altri protagonisti, oltre alla sua personale: l’indifferenza verso tutto ciò che lo circonda.

Non mollava mai, non si spezzava neppure. Era un resiliente e lo sapeva.

A Marx questi protagonisti sarebbero piaciuti di sicuro.

Io, che non sono certo una psicologa, ho chiuso il libro chiedendomi quanto di fantastico e irreale potrebbe esserci e quanto, invece, possa essere verosimile e sono giunta alla conclusione che ognuno di noi nasconde dei segreti e delle manie, certe volte le nascondiamo pure a noi stessi e, anche se spero di non incontrare mai qualcuno simile al Resiliente, tutti noi abbiamo trovato nel nostro percorso un Normodotato, una Sibilatrice e anche uno Zerbino.

Magari non ce ne siamo neppure resi conto, presi come siamo dalla vita e dalla nostra personale routine, ma la verità è che siamo tutti degli alienati anche se non lo vediamo.

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