“Cecità bianca” di Ilaria Pasqua, Delos Digital. A cura di Barbara Amarotti

Specchiarsi era la prima cosa che faceva la mattina, e l’ultima quando scendeva la sera. Martin si sentiva al sicuro quando si vedeva riflesso sulla superficie, come se avesse paura di non esistere.

Siete così sicuri di sapere chi siete? Siete certi che le vostre vite vi appartengano davvero? E se fosse tutta una farsa? Se quello che voi date per scontato in realtà fosse indotto da qualcun altro?

No, non sono diventata matta (e nemmeno complottista) sto semplicemente descrivendo una distopia, la stessa che vive il protagonista di questo racconto lungo, Martin.

Martin sa solo di vivere e lavorare in una ditta dove i tempi sono scanditi in modo maniacale: sveglia, lavoro, riposo, lavoro, pausa pranzo, lavoro, letto.

Tutti i giorni uguali, si alza, esce dalla sua camera bianca per entrare in una stanza bianca dove, insieme ad altri, passa il tempo davanti a un monitor cliccando a ripetizione sui tasti del mouse.

Ma la notte è diversa, durante i sogni vede i colori, sente il calore del sole e il sapore del cibo, solo che poi tutto ciò durante il giorno scompare sostituito dalla solita monotonia.

Eppure Martin sa chi è, è conscio di essere un lavoratore e sa anche che non dovrebbe farsi altre domande, ma Martin, a differenza dei suoi colleghi, è un ribelle e non gli basta fare bene il proprio lavoro, lui vuole SAPERE chi sono la donna e il bambino che popolano i suoi sogni e inizia una ricerca della verità che lo porterà a una scoperta terribile.

Seppur condensato in poche pagine, Cecità Bianca è un piccolo gioiello distopico, qui tutto è rovesciato, gli esseri umani hanno perso ogni pregio e sono ridotti a meri schiavi della tecnologia, da cui dipendono in tutto e per tutto.

Non c’è umanità in loro, solo sete di possesso e avidità, mentre le macchine pensano e soffrono, vittime di sogni e desideri che non potranno mai realizzare.

Una volta chiuso, il libro lascia il lettore sconcertato perché si tratta di un racconto, certo, ma chi ci può assicurare che questa umanità non possa essere il prossimo futuro di noi uomini, così dipendenti dalla tecnologia da andare in crisi se per un giorno non possiamo accedere ai social dove, come succede a Martin, molti vivono una vita diversa da quella reale?

Perché la cecità bianca non è l’accecamento del protagonista tra le pareti bianche, ma è l’accecamento di tutta l’umanità di fronte all’enorme potere dato dalla tecnologia.

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