“Sogni” di Marco Bonafede. A cura di Romina Russo

Il sogno ha un’importanza particolare nella psicoterapia perché è l’unico che ha il diritto di dire le cose come stanno, è l’unico che non mente. È il buffone di corte a cui è permesso di dire la verità.”

Ci troviamo in un futuro prossimo, gli anni ‘30 di questo secolo. E l’assunto sopracitato è ciò su cui si fonda l’innovativa terapia sviluppata dalla multinazionale Morpheus, vale a dire l’oniroterapia, un metodo di cura dei disturbi psichiatrici basato sull’azione diretta, da parte di specialisti in psicochirurgia, sui sogni dei pazienti.

Una giovane e brillante biofisica, Sonia Montes, si ritrova arruolata nel team dell’avveniristica azienda, che ha la sua sede operativa in un’esclusiva clinica di Lugano.

Ed è proprio qui che inizia il viaggio della protagonista alla scoperta di quegli aspetti controversi della psiche umana che ritrova non solo nei sogni dei suoi assistiti, ma anche nella realtà che la circonda e che pian piano impara a conoscere, disvelandone la duplicità e gli inganni.

I sogni indotti nei pazienti prendono sempre l’avvio dalla scelta di un’opera d’arte, che ne diventa set, cornice, ambientazione; i medici stessi che intervengono su di essi, lo fanno con le fattezze di un’artista o di un personaggio illustre.

E così, se nei sogni Sonia si trasforma in Frida Kahlo, i suoi colleghi assumono le sembianze di Paul Gauguin e di Vincent Van Gogh, e i loro diretti superiori, figure sibilline che abitano le “stanze dei bottoni” della Morpheus, vestono i panni di Sigmund Freud e Carl Jung.

Sonia vive in bilico fra i due mondi, quello onirico e quello reale, nella stessa misura in cui è combattuta fra la sua natura di donna di scienza e la sua emotività, le cui robuste mura difensive presentano piccole crepe fatte di delusioni sentimentali, di fame d’amore, di un rapporto complesso con la madre.

Sonia ha la sensazione di essere in cima ad un muro di confine, nell’atto di scavalcarlo: ha una gamba nel normale ed una nell’insolito, una gamba nel presente e una nel futuro. Le piacciono le persone, ma le piacciono anche le equazioni. A volte pensa che prima o poi troverà l’algoritmo giusto per la felicità, altre volte pensa che l’unica scelta giusta è smettere di calcolare.”

Questo dualismo, oggetto di indagine dell’oniroterapia cui lei stessa, da contratto, viene sottoposta dai suoi superiori, è qualcosa che pare permeare ogni pagina del romanzo, e non solo l’animo di Sonia/Frida.

Muovendosi in scenari spaventosi come “Il Trionfo della Morte” di Bruegel, oppure misteriosi e inquietanti come “La Persistenza della Memoria” di Dalì, affrontando mostri e fantasmi che durante l’attività onirica dei pazienti ne incarnano paure, psicosi e traumi, la protagonista si fa strada in una vicenda cui l’abilità dell’autore riesce a conferire un’originalità e una freschezza che presentano, oltre ai tratti più genuini della fantascienza pura, anche quelli più avvincenti di un thriller.

Perché ben presto Sonia scopre gli inganni che si celano dietro le attività della Morpheus, le speculazioni e le macchinazioni subdole nascoste dietro una facciata lucente di innovazione scientifica e terapeutica.

E proprio quando la scoperta della verità rischia di minacciare la sua stessa vita, un intervento provvidenziale, come un deus ex machina, la salva non solo dalle grinfie della Morpheus, ma anche da quelle dei suoi demoni interiori.

Ne emerge una nuova consapevolezza, quella che “le società umane, in tutte le epoche storiche e a tutti i livelli, tendono a fare assumere ruoli gerarchici apicali agli imbecilli.

E in uno scenario in cui le conseguenze del riscaldamento globale sono ormai irreversibili, gli alberghi di lusso sono isolati dall’irrespirabile aria esterna attraverso complicate gallerie di vetro, si raccolgono inutilmente fondi per arginare il progressivo scioglimento dei ghiacciai svizzeri, quei sogni angoscianti prodotti in laboratorio finiscono per sembrare il riflesso di menti e anime inquinate tanto quanto l’ambiente circostante.

Suggestivo e intrigante il flashback finale, che immortala Freud e Jung, quelli veri, durante il loro viaggio via mare verso gli Stati Uniti, all’inizio del secolo scorso. Nonostante le loro divergenze, i dubbi di Jung e le reticenze di Freud, il futuro appare ancora meraviglioso e affascinante. Lucente come il serpente marino dalle squame iridescenti che vedono emergere dalle onde che lambiscono la nave. Perché, in fondo, entrambi sanno che “i sogni sono i messaggeri del futuro. Bisogna solo saperli interpretare.”

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