“La via per Ankhorus” di Andrea Pansecchi, Vento antico editore. A cura di Gaia Puccinelli

Come sarà il nostro mondo nel 2600?

Saremo riusciti a invertire la rotta verso sfruttamento estremo delle risorse che ci offre la Terra oppure per quell’anno avremo prosciugato interamente i bacini apparentemente infiniti che Madre Natura custodiva?

Questo pallido puntino blu sarà ancora un luogo così accogliente da poter essere definito casa o dovremo cercarcene una nuova?

In quest’opera, Andrea Pansecchi immagina un’umanità ormai relegata in poche regioni delle fasce temperate, rese sicure temporaneamente dalla diga di Gibilterra, mentre ai poli imperversano cicloni perenni e cataclismi, e all’equatore non rimane altro che deserto.

Finché ad un tratto si incominciano ad intravedere delle crepe nella diga e la popolazione mondiale sembra costretta ad abbandonare tutto ciò che ha sempre conosciuto, in cerca di un nuovo mondo.

Così viene tracciata la via per Ankhorus, che pochi giovani intrepidi volontari dovranno percorrere facendo da apripista a tutta l’umanità.

Ma il viaggio della speranza non va come previsto e tra viaggi nello spazio-tempo ed intrighi politici la faccenda si complica; solo uno dei protagonisti, Jug, avrà le chiavi della soluzione.

Quella che il nostro eroe affronta, per tornare sulla Terra e condurre in salvo il resto del genere umano, è una vera e propria odissea fantascientifica; un nòstos ricco di insidie e di nemici impossibili da sconfiggere senza l’aiuto provvidenziale di fantastici e misteriosi alleati, ma anche degli amici di sempre, coloro che erano rimasti a casa dopo esser stati scartati da una dura selezione e che adesso si trovano a dover raccogliere il testimone in una corsa contro il tempo per la salvezza di tutti gli abitanti del mondo.

Mentre i nostri beniamini si fanno carico di un fardello pesante quanto il mondo stesso, devono anche fare i conti con l’egoismo delle alte sfere, le quali vorrebbero ottenere il massimo vantaggio dalla situazione a discapito della gente comune, ignara dei conflitti che si svolgono alle sue spalle.

Il finale, tutt’altro che chiuso, ci lascia con il fiato sospeso nella speranza di scoprire come andrà a finire, magari in un prossimo capitolo della storia.

Ma tutto questo è davvero fantascienza?

Al di là della tecnologia futuristica, dei viaggi spaziali, del piegamento della linea temporale (gestito con grande maestria), ciò che ci comunica l’autore è di grande attualità: il timore della nuova generazione di non riuscire a salvare la Terra così come la conosciamo.

Il pensare di poter trovare una nuova casa tra le stelle, fino a cinquant’anni fa sarebbe sembrato insensato, ma oggi possiamo dire lo stesso, mentre ci sono miliardari che progettano viaggi su Marte?

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