“Nina o sia la pazza per amore” di Anita Curci. A cura di Romina Russo

Le storie di donne che, per cambiare il mondo e uscire da ruoli loro imposti, sono costrette a travestirsi e fingersi uomini, rappresentano un vero e proprio tòpos non solo letterario, ma anche cinematografico.

Eppure, la profondità del personaggio tratteggiato da Anita Curci, la corazza robusta di coraggio e determinazione tempestata di perle lucenti di tenera fragilità di cui lo riveste, costituiscono, indubbiamente, un unicum.

Nina è una giovane marchesa, figlia di due nobili ormai in decadenza, cresciuta come un ragazzo da un padre amorevole e indolente che, pur volendo bene alla ragazza, non riesce a rassegnarsi all’idea di non aver avuto un figlio maschio.

Le giornate della marchesina Scarca trascorrono così, tra corse spericolate a cavallo, allenamenti con il fioretto e le insopportabili occasioni mondane in cui Nina è costretta a confrontarsi con l’alta società partenopea, i suoi rituali, le sue ipocrisie, e i giudizi taglienti di giovani rampolli che la trovano insignificante perché poco femminile e civettuola.

Ma dietro quelle sembianze incolori agli occhi altrui, si agita l’universo policromo dell’animo della ragazza, abitato da vortici di pensieri, emozioni, riflessioni che ne rimestano in maniera feconda le profondità: “Uno sconvolgimento interiore che, chi sa come, si collegava al mondo esterno. E insisteva il suo occhio su quell’ammasso di case buie, dove di giorno c’erano vicoli e vite, e di notte un’omba enorme che palpitava silenziosa e di cui si percepiva il respiro lento, greve.”

Nina si guarda intorno, osserva. La Napoli del 1789, in cui la sua storia si svolge, è in pieno fermento. Dalla Francia arrivano notizie che fanno vacillare la terra sotto il trono dei principali monarchi europei, e i nuovi ideali di libertà e uguaglianza giungono come una brezza profumata carica di promesse delle quali la protagonista si inebria grazie alle chiacchierate e ai libri “proibiti” scambiati con i suoi amici intellettuali.

Nonostante la sua giovane età e la sua poca esperienza di vita, Nina è affamata di sapere e di cambiamento, studia, si informa, cerca risposte.

Il mondo che la circonda, la sua città, è come la corda di uno strumento che incanta con note affascinanti e melodiose, ma è irrimediabilmente sul punto di spezzarsi, tesa com’è tra polarizzazioni e contraddizioni sociali estreme, pioli impietosi che se ne contendono il possesso.

L’acume di cui la ragazza si dimostra capace nel riconoscere tali dinamiche è incredibile: “Pensò che in un calderone di regole e ipocrisie, orbitavano due mondi opposti, entrambi portati al parossismo, tutti e due privi di un vero equilibrio.

E l’equilibrio che sta per sgretolarsi per sempre, non è solo quello del Regno di Napoli. Ma anche quello della famiglia di Nina.

Il tracollo finanziario del padre, l’abbandono da parte della madre, costringono la protagonista e il genitore a trasferirsi nel casale di Roccagioiosa, feudo della nonna paterna, da anni al centro di violente dispute con un altro ramo della famiglia Scarca, i duchi della confinante Campofiore.

Al suo arrivo nella nuova dimora, Nina si trova di fronte a un quadro desolante.

Anni di incuria, di cattiva amministrazione, di incarichi affidati a funzionari corrotti, hanno ridotto il paese, gli abitanti, e la stessa marchesa sua nonna alla povertà, cancellando dal piccolo centro ogni traccia di un passato fatto di fiorenti scambi commerciali, di messi copiose e attività prospere.

E di nuovo, la fanciulla, capisce che la strada da percorrere è una sola: vestire abiti maschili per avere maggiore credibilità e rimboccarsi le maniche.

In un breve arco di tempo, con non poche difficoltà e l’aiuto di qualche nuovo fidato amico, Nina riesce faticosamente a risollevare le sorti del paese, a ricondurne lentamente i passi verso l’antico splendore.

Non si risparmia, ricaccia indietro quelle lacrime che talvolta le salgono agli occhi, pronte a tradire la tenera essenza femminea del suo cuore.

Si sforza di spazzar via i ricordi di Pasquale Serra, l’unico uomo che abbia mai amato e da cui sia stata amata a sua volta, di un amore reso impossibile dal vantaggioso matrimonio combinato fra il ragazzo e una giovane aristocratica.

Nina si annulla, impiega ogni sua fibra ed energia non solo per far rifiorire Roccagioiosa, ma anche per assicurare ai contadini condizioni di vita più dignitose, in linea con gli ideali egualitari e democratici che stanno scuotendo dalle fondamenta la vecchia Europa.

Fatiche enormi che la facevano tornare a casa stanca, sporca, con le mani nere e ruvide come quelle dei suoi contadini. Eppure, si sentiva felice, piena, completamente appagata.”

La protagonista capisce ben presto che il suo destino non è lo stesso in serbo per le altre fanciulle.

Un matrimonio conveniente, abiti alla moda, gioielli, salotti eleganti, sono gabbie dorate che non potrebbero mai contenere il gigantesco anelito alla libertà di un’anima che desidera bearsi della quiete fresca dei boschi, del sudore fecondo del duro lavoro, dei segni della fatica che mani operose indossano orgogliosamente come fossero anelli preziosi.

L’inganno della ragazza viene presto svelato e si trova costretta a rinunciare agli abiti maschili. Ma nonostante il ritorno alle vesti e alla grazia muliebre, nonostante la bellezza che adesso è fiorita e, frammista al carattere determinato di Nina, riesce ad ammaliare persino il cuore inaridito di Nicola Scarca, la fanciulla non perde di vista i suoi obiettivi, la sua tempra, la missione alla quale si sente chiamata.

E anche quando la scomparsa improvvisa del padre minaccia di mandarla in frantumi, pochi istanti prima della sua stessa, tragica fine, Nina va incontro alla sua sorte con la stessa dignità di sempre.

Il mondo che ha conosciuto fino a quel momento è sul punto di implodere e cambiare per sempre.

La persecuzione dei giacobini non riesce ad arrestare il dilagare dirompente dei loro ideali. Tutto è destinato a mutare, violentemente, e per sempre.

Nina sa di aver fatto la sua parte.

Nina, o sia la pazza per amore.

Ma, diversamente dalla protagonista dell’opera di Paisiello con la quale condivide il nome, la nostra Nina si dimostra pazza, fino ai suoi ultimi istanti, per un unico amore: quello per la libertà.

E come tante donne che hanno cambiato la storia, lascia una traccia silenziosa nel mondo. Tutto ciò che ha contribuito a costruire e cambiare e che, ad orecchie attente, continua ad urlare con prepotenza il suo coraggio.

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