“Morte Verde” di Ronald Arkahm. A cura di Alessandra Micheli

Mai fatto un viaggio cosi allucinante in un libro.


E lo dico con un sorriso felice sulle labbra e negli occhi uno strano incanto che, pur non essendo fatto di arcobaleni e unicorni, non è certo meno favoloso.


Vedete, i libri che spesso arrivano in redazione (che termine pomposo) sono… scontati.


Non offendetevi, per carità.
Il cliché e la trama che io definisco scontati sono necessari al genere e, soprattutto, non sono sinonimo di bruttura.


L’eroe di un certo tipo, che affronta i percorsi della vita, è giusto e necessario in un fantasy.


Cosi come in un horror lo sono l’occhiolino alle atmosfere cupe e ai mostri, nati in seno alla nostra inevitabile follia umana.


Eppure… non vi nego che le cose comode, giuste, dritte, non nutrono del tutto la mia anima.
Troppo attaccata ai mondi bizzarri della sua infanzia.


Troppo legata allo strambo e allo straordinario, al termine mostro, ma con una connotazione di meraviglia e perché no, di perturbante.


Ecco un libro deve turbarmi.
Deve mischiare le carte, deve lasciarmi senza fiato, deve, lo ammetto, farmi dire all’ultima pagina “questo è pazzo”.
Ma geniale.
E’ cosa ho detto di Ronald.


Non so quale musa lo abbia messo lungo il mio cammino, ma morte verde non è quello che mi aspettavo.


Non è soltanto il demone famelico venuto a turbare il nostro perfetto, idilliaco, antro comodo.


Anzi.


In questo testo sembra quasi che nessuno, e sottolineo nessuno, sia davvero normale.
Intendiamoci, Carfax non è proprio il classico borgo di tanti, troppi horror.


Non sono propriamente personcine sane, non almeno nel senso comune del termine usato dagli altri, i probi e i dritti.
Sono sghembi a Carfax.


Sono assurdi.


Sono favolosamente inquietanti.
Sono scarti, che la morte verde in fondo abbraccia, risveglia e rivela.


Le tenebre acuiscono lʼingegno.
Le tenebre semplicemente palesano la realtà delle cose.


E Lillith… la piccoletta dagli occhi di smeraldo, ne vogliamo parlare?


Di tutti gli eroi letti finora lei è nel mio cuore.


Si lo so è strana, molto weird, ma adorabile.


Con quella sua oscura innocenza.


Tutto in questo libro è favolosamente… weird.


Tutto affascina e al tempo stesso spinge alla repulsione.


Perché anomalo, troppo anomalo.


Ma credetemi, alla fine delle pagine la nostalgia di Carfax è stata acuta.


Anche se, diciamocelo, la morte verde non è certo simpatica o amichevole.


Ma sono cosciente che sopravvivere a lei è un modo per diventare sempre più se stessi.


Strani, assurdi, bizzarri e anticonformisti.


Come dovrebbe essere, in fondo, il vero lettore.


Bravissimo Ronald.
Spero di fare altri incubi con te.

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