“Carbonium in anima” di Liù Bosisio, Bertoni editore. A cura di Romina Russo

Ci sono anime che paiono nascere pronte per essere accolte da subito, nella culla, da una condanna al dolore, pesante e ruvida come una coperta di lana grezza.

Un po’ come il “cristallo di carbonio”, quello che la piccola Cicci pare avere conficcato nel cuore, sin dal suo primo vagito.

“Carbonium in Anima” di Liù Bosisio è proprio la descrizione di un’esistenza segnata da questa condanna, di una vita vissuta procedendo incessantemente in bilico fra il desiderio, il bisogno di essere felice, e la consapevolezza di una sofferenza sempre in agguato, pronta ad annientare anche la più lieve parvenza di serenità.

E’ un diario dolcissimo e sofferto, in cui il presente si riannoda al passato in un costante gioco di rimandi.

Talvolta pare esserci un ordine cronologico, talvolta una successione che pare casuale, ma che sottende, in realtà, un’attenta ricostruzione dettata da un’immutata profondità del “sentire”.

Un “sentire” che oscilla, regolare e ipnotico, fra ciò che è stato e ciò che è, sottolineandone le analogie e il dolorosissimo denominatore comune.

“Il pensiero è veloce, come la luce, il ricordo invece riemerge lentamente tra le nebbie. Ti giunge da lontano una frase spezzata, il colore di un abito visto chissà dove, il profumo delle brioche appena sfornate che hai sentito in un vicolo camminando all’alba nel rientrare a casa.”

Pensieri, ricordi, emozioni.

“Carbonium in Anima” è il canto struggente di un cuore graffiato e dolente, la storia di una vita piena ed eccezionale, che come le acque di un impetuoso ruscello montano scorre schiantandosi troppo spesso contro massi crudeli.

Lutti, abbandoni, solitudine, delusione.

Una fame d’amore, di accettazione, di dolcezza, che non riesce in alcun modo ad essere saziata.

Una fame che fa contorcere le viscere, pungola l’anima, trascina i giorni e gli anni come pesanti macerie, detriti di sogni, progetti e speranze sotto i quali è franato il terreno.

Ogni pagina è intrisa di un dolore tangibile, che la pervade come un profumo dolciastro. Eppure non mancano preziose note floreali di fondo, come una deliziosa ironia, un coraggio silenzioso e persistente, e un profondo amore per la vita che sussurra incessantemente la sua risoluta, seppur timida, presenza.

Perché Luisa vuole vivere, nonostante tutto, e il suo cuore avido di calore assorbe ogni piccolo raggio di luce le venga offerto, assaporandone il tepore con una consapevolezza incredibile e preziosa.

C’è bellezza nel suo giardino, nei vicoli del paesino in cui ha scelto di vivere e che percorre a tutta velocità in sella al suo motorino.

C’è poesia nel suo thé delle cinque, nelle lenzuola fresche e accoglienti del suo letto, nel manto morbido e confortante dei suoi cani.

C’è speranza nel suo desiderio di continuare a imparare, nel computer che studia e che utilizza per parlare con il mondo, nella duttilità colorata delle sue ceramiche, nell’estrosa varietà materica dei suoi quadri.

C’è coraggio, in ogni fibra di Luisa, quel coraggio che testimoniano incessantemente

…le sue mani che ancora sanno tremare, perché la vita che ha fatto tutto di lei, questo non è riuscita a farlo, non c’è riuscita proprio a trasformarla in un masso senza cuore.”

“Carbonium in Anima” è un compendio filosofico, un manuale esistenziale, un dramma didascalico.

E’ la più bella dichiarazione d’amore nei confronti della vita che io abbia mai letto.

E’ il lembo di terra che riemerge dopo una terribile alluvione, è la goccia d’acqua lucente che stilla dalla cupa roccia di una grotta.

E’ il monito a farci morbida argilla di fronte al dolore, anziché affrontarlo con la rigidità effimera del cristallo.

E’ la confortante e dolcissima certezza che, per quanto la sofferenza possa annientarci, fin quando sapremo emozionarci, piangere, tremare, di fronte al presente o di fronte a un ricordo, conserveremo ciò che ci rende tanto preziosi e speciali: il nostro essere così meravigliosamente umani.

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