“La verità è nel principio. Milano il primo caso dell’Agenzia Nero Wolfe” di Carla De Bernardi, Fratelli Frilli. A cura di Alessandra Micheli

La finzione è la verità dentro la bugia

Stephen King

Ho sempre adorato quest’aforisma del Re.

Forse perché spiega moltissimo della nostra società, pur se riferito (sospetto) al mondo della letteratura.

Eppure è proprio cosi che funzionano le regole sociali: un palcoscenico, grandi finzioni con le giuste maschere per recitare a soggetto (perdonami Pirandello so che ti ho rubato la battuta) e nascosta nell’angolo di questa specie di commedia dell’arte che molti chiamano vita, si rannicchia la verità.

Nuda, cruda, affatto bella, piena di imperfezioni e piena di marcio. Perché se vi aspettate che essa si presenti come una fulgida signora vi sbagliate.

E’ scalza, lercia, con le vesti strappate e un viso sofferente.

Presa a pugni da secoli da uno degli elementi indispensabili per parlare di stato: il popolo.

Che durante i decenni si è stufato, forse, di avere una coscienza ed è diventato massa.

E si sa, ( in caso contrario lo svelo io) che la massa, gregge indistinto di voci cacofoniche che blaterano del nulla, ha bisogno di capi, di eroi, di miti e di gerarchie.

Altrimenti basta un tuono o un normale temporale, per precipitarli nel dirupo.

E credetemi, pochi sanno sollevarsi dall’abisso ricordandosi che, in fondo, possiedono un paio di ali.

Una volta individuato il proprio “pastore” questo gregge si adatta alle parole che fuoriescono, roboanti, dalla bocca.

Senza tenere conto del significato, adagiandosi solo nella nenia consolatoria del suono.

E la verità viene dimenticata.

Ignorata anche se pungola o se insozza i vestiti del perbenismo di sangue e lacrime.

Come la si ritrova

Riannodando i fili, o come suggerisce il titolo del testo, riprendendo in mano quel libro letto con distrazione, o con dolo e ritornando..all’inizio.

E utilizzando in questa ricerca archeologica l’osservazione.

Che presuppone però un cambiamento di prospettiva verso le umane azioni e le loro conseguenze: tutte e due lasciano tracce.

E cosi per riottenere la principio e scovare la verità di una morte sospetta, uno dei migliori ispettori di tutta la storia dei gialli si avvale del principio di Locard.

Il principio di Locard prevede che se una persona viene in contatto con un oggetto o con un’altra persona vi è uno scambio: lascerà qualcosa e porterà su di sé qualcosa di quel contatto

Ma per trovare quel qualcosa forse bisognerà lasciare, dietro di se, idee preconcette, pregiudizi e persino, lo ri-sottolineo, un po’ della propria personalità.

Chi riesce a ritrovare la verità è che ha messo in discussione tutte le proprie convinzioni, chi ha lottato con esse uscendone diverso, magari ferito e lacerato, insozzato nelle sue vesti pubbliche, ma al tempo stesso rinnovato nella sua anima.

Depurato da tutte le scorie che a volte rendono la giustizia un mero fatto di leggi, senza aver spazio per le storie, per le emozioni e per valori che poco hanno a che fare con la morale, ma rientrano nel campo dell’etica.
Virgilio Moretti un po’ mi assomiglia.

E’ un uomo di un intelligenza straordinaria ma pieno al tempo stesso di dubbi, con una propensione ossessiva a farsi una costante autoanalisi, mettendosi in discussione e trovandosi sempre in difetto.

La cultura per esempio, meta a cui solo gli intelligenti ambiscono che non è solo ingozzarsi di stantie nozioni ma di viverle lasciando che esse agiscano sulla nostra psiche.

Ma Virgilio è colto.

Perché solo un uomo colto si trova la bivio, quello più tosto e difficile: scegliere tra il proprio ruolo e l’adesione a un certo protocollo o lasciare che sia qualcosa di strano, misterioso e caotico come l’anima a guadarlo nelle decisioni prese.

E forse per questo è l’eletto capace di ritrovare il famoso bandolo della matassa, tornare al principio e restituire non tanto giustizia alle vittime, quanto dignità alle storie.

Perché dietro a ogni “vittime” esiste un intero mondo da raccontare, un mondo che non ci piace, che ci disgusta e che, pertanto, lasciamo ignorato in un angolo, rendendolo proprio a causa della sua invisibilità, feroce, crudele e pericoloso.

Ecco che questo libro diventa un vero viaggio alla scoperta di quei valori che si discostano dal sentito dire, dalla socializzazione primaria o secondaria per tuffarsi nel mare del terzo apprendimento quello che ci rende davvero umani: imparare di novo a camminare.

Attraverso l’esistenza, con nuovi significati, nuovi parametri e un coraggio inusuale quello di non scendere a patti con i componessi neanche per salvare il proprio egoistico mondo confortevole.

Del resto anche in questo libro vale la massima potteriana:

Perchè a volte bisogna pensare a qualcosa di più della propria salvezza personale. A volte bisogna pensare al bene superiore.

J.K. Rowling

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