“Incandescente” di Francesco Coppola, Ali Ribelli edizioni. A cura di Gaia Puccinelli

La maggior parte di noi, per quanti dubbi possa avere riguardo ai più disparati argomenti, ha almeno una certezza: che quello che ci accade sia reale, che il mondo intorno a noi sia concreto e non un frutto della nostra fantasia, che le persone che incontriamo, a cui rivolgiamo la parola, non siano un parto della nostra mente.

O almeno così ci sembra.

Eracle non può avere nemmeno questa certezza.

A causa della sua condizione mentale, egli dubita di tutto, in primo luogo di sé stesso, delle sue azioni, delle voci che sente e delle persone che incontra.

Dubiterà anche di Lena, di quel loro incontro incandescente e imprevedibile, dai risvolti ancora più imprevedibili che porterà il nostro protagonista a scoprire una nuova consapevolezza di sé.

Del suo lato eroico, ma anche di quello più oscuro, quando si troverà faccia a faccia con il Male.

Coppola, l’autore, in questo romanzo, gioca con la linearità della narrazione e, pur mantenendo saldo un filo conduttore, spazia nella mente di Eracle tra flashback e riflessioni, per dare ampio spazio alle percezioni di una mente che sembra funzionare in modo diverso, una mente all’apparenza difettosa, ma che alla fine dei conti porterà alla soluzione di un enigma.

In un romanzo tutto basato sulle percezioni del singolo l’attenzione per i dettagli è massima ed è gestita con maestri dall’autore che, come Hansel e Gretel, lascia delle briciole di pane sparse per le pagine, e sta all’autore raccoglierle di volta in volta, senza perderne nemmeno una.

Tutto sarà fondamentale per la comprensione finale.

Per quel finale che vi farà cadere la mandibola, in cui il mondo si rovescia e finalmente acquista un senso.

Quel finale di cui sarei tentata di parlarvi per ore perché fornisce una visione retrospettiva sull’intera vicenda, ma di cui non vi dirò altro per non rovinarvi la magia di leggerlo, e di capire, finalmente.

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